E’ il quadro di un’Italia virtuosa, che anche in tempi di stringente crisi energetica, come quella attuale causata dalla guerra in Iran, sta facendo scorte di combustibili per non lasciare a secco famiglie e imprese.

Il nostro Paese ha infatti riempito quasi il 50% delle scorte di gas per il prossimo inverno, molto di più quindi rispetto al 32,7% dell’Unione europea e del solo 25,7% della Germania. Lo ha fatto sapere il ministro delle Imprese Adolfo Urso. «La guerra – ha dichiarato Urso – sta avendo grosse conseguenze, ma noi siamo in condizioni migliori di altri Paesi, noi siamo diventati hub di transito del gas naturale e anche gli stoccaggi si attestano su livelli elevati superiori al 50%, il più alto in Ue». L’obiettivo fissato da SNAM è di raggiungere il 90% di scorte entro il 31 ottobre.

Ma l’Italia sta facendo anche di più e meglio rispetto ai partner europei. Il nostro Paese, infatti, è l’unico ad aver già raggiunto risultati così significativi in materia di stoccaggio risorse energetiche senza mai aver attinto alle fonti provenienti dalla Russia. Va ricordato che, dopo l’approvazione del ventesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, molti Paesi europei hanno continuato ad acquistare gas da Mosca, perché l’embargo su l gas ad oggi non è ancora entrato in vigore. Anzi, negli ultimi sei mesi l’acquisto di gas russo da parte di Stati europea è quasi raddoppiato: solo nel marzo scorso l’Ue ha pagato alla Russia un miliardo e mezzo di euro. In pole position la Spagna di Pedro Sanchez, ma a seguire anche Ungheria, Francia e Belgio.

L’Italia, fedele al patto di coerenza, è riuscita a risanare le scorte senza acquistare gas da zar Putin. Il nostro – spiegano gli esperti – è attualmente il solo Paese europeo con stoccaggi superiori a un anno fa, quando i depositi nazionali disponevano di 96,7 TWh, contro gli attuali 101,6. All’inizio del mese di maggio del 2025 l’Ue disponeva complessivamente di 446,37 TWh, contro gli attuali 370,7 e la Germania era oltre 81 TWh, contro gli attuali 63,7.

Un risultato che è frutto di lungimiranti intermediazioni sul piano geopolitico. «Abbiamo lavorato con determinazione alla diversificazione delle fonti da altri Paesi – ha spiegato Urso nell’ultimo question time sulla crisi energetica determinata dalla chiusura di Hormuz –  diventando così hub di transito del gas naturale, in particolare dal Nord Africa, Azerbaijan e Stati Uniti tramite Gnl».

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