
Come vi avevamo anticipato nell’Osservatorio Socialdemocrazia della scorsa settimana, in Romania i socialdemocratici hanno abbandonato la coalizione guidata dal liberale europeista Ilie Bolojan per allearsi con il partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei rumeni. Le due formazioni hanno presentato la mozione di sfiducia, approvata da 281 deputati.
Membro del Partito Nazionale Liberale (Partidul Național Liberal, PNL), Bolojan si era insediato a giugno 2025 con una coalizione composta dal suo partito, i conservatori di destra di Unione Salvate la Romania (Uniunea Salvați România, USR), il partito di destra della minoranza ungherese Unione Democratica Magiara di Romania (Uniunea Democrată Maghiară din România, UDMR) e il Partito Socialdemocratico (Partidul Social Democrat, PSD).
La frattura politica è stata determinata dalle misure di austerità promosse lo scorso aprile da Bolojan per ridurre il deficit, il più alto dell’UE al 7,9% nell’ultimo trimestre del 2025. Da qui la decisione dei socialdemocratici: un folto gruppo di dissidenti ha indotto il partito ad abbandonare la coalizione per allearsi con il partito di estrema destra Alleanza per l’unità dei rumeni (Alianța pentru Unitatea Românilor, AUR).
Bolojan aveva difeso le sue mosse politiche, spiegando di aver «scelto di fare ciò che era urgente e necessario per il Paese». A nulla è servito: a presentare la mozione di sfiducia che oggi, 5 maggio 2026, ha fatto cadere l’esecutivo, sono stati proprio i socialdemocratici del PSD. Questo partito, secondo i sondaggi, è al 21 per cento, mentre l’estrema destra di AUR è data al 35 per cento.
Le prossime elezioni parlamentari in Romania sono previste per il 2028 e ad oggi non sembrino probabili elezioni anticipate. Tuttavia i mercati finanziari temono che queste turbolenze possano ostacolare l’impegno di Bucarest nel ridurre il suo deficit di bilancio. Pertanto il presidente della Romania, Nicusor Dan, incaricato della nomina del primo ministro, dovrà invitare i partiti a negoziare e tentare di ricostruire una coalizione sotto la guida di un altro membro del partito di Bolojan, oppure nominando un governo tecnico. Dan ha voluto anche rassicurare i 19 milioni di cittadini rumeni: «Le discussioni politiche saranno difficili, ma è mia responsabilità come presidente, e quella dei partiti politici, guidare la Romania nella giusta direzione», con riferimento alla vocazione europeista del Paese.





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