
E’ un vero e proprio allarme quello lanciato da Mario Draghi nel corso del summit europeo al Castello di Alden Biesen. Nel suo intervento, molto atteso, l’ex presidente della BCE ha posto con forza l’accento sul «deterioramento del contesto economico» e sulla «urgenza di affrontare tutte le questioni» già sollevate nel suo rapporto.
Ha poi elencato alcune, precise priorità: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi dell’energia. Ma la riduzione delle barriere nel mercato unico non basterà, se persiste la frammentazione dei mercati azionari. Occorrono – ha detto Draghi – sforzi per mobilitare il risparmio europeo, ma anche mettere in campo la possibilità di una preferenza europea mirata in alcuni settori. Ciò significa, sul processo decisionale, la possibilità di ricorrere — se necessario — alle cooperazioni rafforzate per procedere più rapidamente su alcuni di questi dossier, come previsto dai trattati.
Particolare attenzione è stata poi rivolta al tema degli investimenti e alla necessità di strumenti finanziari comuni, con riferimento agli Eurobond. Un tema controverso, sul quale restano le aperture di Francia e Spagna, mentre ancora una volta la Germania alza un muro. Non posso approvare finanziamenti con Eurobond, ha chiarito il cancelliere Friedrich Merz: la costituzione tedesca è chiara, si tornerà a parlare dei finanziamenti nel confronto sul nuovo Bilancio Ue, ha spiegato.
La sensazione, comunque, è che l’Unione avverte l’urgenza di reagire al peggioramento del quadro economico e alla pressione geopolitica globale e punta a tradurre già a marzo la riflessione sulla competitività in decisioni concrete. I Ventisette sarebbero insomma pronti ad agire. E Il confronto con i leader è stato definito «molto sostanziale».





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