Forse non è stato abbastanza rilanciato, ma quello annunciato dalla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza da Christine Lagarde rappresenta un grosso passo in avanti per l’Europa. La presidente della BCE ha infatti preannunciato l’espansione alle banche centrali di tutto il mondo la possibilità di prendere direttamente euro in prestito da Francoforte, fino a 50 miliardi, presentando in garanzia titoli di debito europei «di prima qualità». Insomma la BCE intende allargarelo sportello dei prestiti in euro a tutti i Paesi del mondo. Lo scopo? Far sì che le banche indiane, brasiliane o canadesi possano prendere in prestito valuta europea dalle loro Banche centrali, le quali li potranno avere dalla Bce.  Un’operazione non nuova, ma finora limitata a pochi casi eccezionali. Analoga offerta ad esempio era stata avanzata nel 2020, anni bui della pandemia, a Paesi come il Kosovo.  

Ma oggi l’obiettivo strategico è un altro. Si intende assecondare i nuovi accordi di libero scambio che l’Unione europea sta tessendo in giro per il mondo, ad esempio quelli con l’India, poi il Mercosur, ma si guarda anche al futuro, ad esempio all’Australia. Fornire euro alle banche centrali dei Paesi con cui l’Europa ha accordi commerciali rende più facile il pagamento dell’export di Italia, Francia o Germania nel mondo: non più in dollari, ma in euro.  

Un modello analogo a quello di Lagarde potrebbe essere la Cina, che già da tempo  usa la stessa strategia nei Paesi verso cui esporta:  impone contratti in yuan e aumenta il peso globale della sua valuta. L’Europa prova a fare lo stesso.

Non ha parlato apertamente di Eurobond, la presidente della BCE, ma secondo molti osservatori l’ampia apertura dell’euro sui mercati mondiali non escluderebbe l’opzione di adottarli, un tema caldo che sta dividendo l’Europa, con la Francia che ritiene il debito comune indispensabile per favorire la competitività europea, mentre la Germania si oppone.

Nel 2020 gli eurobond erano pari a 40 miliardi. Oggi, secondo stime recenti, sono quasi 800 miliardi tra Sure e Recovery plan. Entro fine anno potrebbero raggiungere mille miliardi. A gennaio, a fronte di 94 miliardi di titoli sindacati offerti dagli Stati, la domanda ha superato 1.100 miliardi. Una domanda proveniente da fondi pensione e investitori istituzionali.

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