C’è anche l’Italia fra gli ottantacinque gli Stati membri dell’Onu che, in una dichiarazione congiunta, condannano a l’adozione da parte di Israele di nuove misure volte a «estendere la sua presenza illegale» in Cisgiordania, nello Stato di Palestina. Tra gli altri firmatari, Francia, Cina, Arabia Saudita, Russia, oltre a Ue e Lega Araba.

«Condanniamo fermamente le misure unilaterali israeliane ribadendo la ferma opposizione a qualsiasi forma di annessione», si legge nella nota, che arriva a seguito dell’approvazione da parte del governo Netanyahu di una procedura per la registrazione di terreni nell’area C della Cisgiordania, occupata da Israele dal 1967, come “proprietà statali”. La «revoca immediata delle decisioni prese». questa la richiesta finale delle 85 nazioni, unite nella considerazione che le misure di Israele altereranno la composizione demografica, la natura e lo status del territorio palestinese occupato, compresa Gerusalemme Est. «Queste misure – si legge – violano il diritto internazionale, mettono a repentaglio gli sforzi per la pace e la stabilità nella regione e mettono a repentaglio la prospettiva di un accordo di pace per porre fine al conflitto».

Non ci sta il ministro delle Finanze israeliano, esponente della destra estremista, Bezalel Smotrioch che, proprio alla vigilia del Board of Peace convocato a Washington, afferma di voler “incoraggiare alla migrazione” i palestinesi dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza. «Elimineremo l’idea di uno Stato terrorista arabo – ha dichiarato intervenendo a un evento organizzato dal suo partito, Sionismo religioso – annulleremo finalmente, formalmente e concretamente, i maledetti accordi di Oslo e imboccheremo un percorso verso la sovranità, incoraggiando al contempo l’emigrazione sia da Gaza che dalla Giudea e Samaria. Non esiste altra soluzione a lungo termine».

Mentre dunque Israele profila simili, foschi scenari, cresce la preoccupazione per la difficoltà della ricostruzione a Gaza. Il direttore del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (Undp), Alexander De Croo, al termine di una visita di tre giorni in Cisgiordania e a Gaza ha dichiarato di «non aver mai visto niente di peggio», a cominciare dalla rimozione delle macerie.  «Al ritmo attuale – ha dichiarato – ci vorranno sette anni per rimuovere tutti i detriti, ma questi cumuli di cemento costituiscono un pericolo permanente per la salute e la sicurezza, in particolare a causa degli ordigni inesplosi che rimangono sepolti al loro interno». «Oggi – questa la conclusione – il 90% degli abitanti della Striscia vive in mezzo a queste macerie».

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