
E’ arrivata, dirompente come una bomba, la dichiarazione dell’ex responsabile della branca britannica dell’organizzazione umanitaria Oxfam, il quale denunciava che l’agenzia aveva ricevuto pressioni affinché, senza che ci fossero evidenze, mettesse l’etichetta di “genocidio” sulla guerra di Gaza.
Qualcosa di simile sta venendo a galla in merito a manipolazioni sulla comunicazione riguardante Medici Senza Frontiere: prime pagine a tutto campo per rappresentare i bombardamenti di Israele agli ospedali e mancanza di medicinali, ma silenzio mediatico assoluto quando, poche ore fa, Medici Senza Frontiere ha annunciato di aver cessato di operare in diversi reparti dell’ospedale Nasser di Khan Younis, perché popolati di terroristi.
In una nota diffusa dall’organizzazione, MSF riferisce che negli ultimi mesi pazienti e personale hanno più volte osservato uomini armati, in alcuni casi con il volto coperto, muoversi in diverse aree del vasto complesso ospedaliero. «Questi episodi – precisa MSF in una nota – non si sono verificati nei reparti in cui operiamo direttamente, ma in altre sezioni dell’ospedale». La sospensione delle attività, entrata in vigore il 20 gennaio 2026, è stata definita una misura necessaria a tutela della sicurezza.
La terribile realtà che sta emergendo è che almeno in parte l’informazione sul “genocidio” possa essere un aspetto della guerra scatenata da Hamas, che l’aveva orchestrata da tempo, cercando di ottenere il maggior danno possibile sulle strutture civili. Che erano – scrive il Riformista – infestate di terroristi e protette da un esercito di bambini, di donne, di malati adoperati come sacchi da trincea, mentre i terroristi imponevano le loro regole anche negli ospedali, che avevano trasformato nei loro bunker.





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