
L’annuncio ha spaventato molti: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per venerdì prossimo 13 marzo il Consiglio Supremo della Difesa, che si terrà al Quirinale. All’ordine del giorno la guerra in Iran e in Medio Oriente e l’analisi degli sviluppi della situazione internazionale.
Non rassicurano, di certo, le ultimissime fasi del conflitto, con Trump che parla di “fine imminente delle ostilità in Iran” e i pasdaran che rispondono: «Allargheremo il raggio degli attacchi». Ieri è stata un’altra giornata di massicci attacchi verso Israele e i Paesi del Golfo, Barein, Kuwait e Doha, lanciati dal Teheran sotto l’impulso della nuova Guida Suprema, Un missile balistico di Teheran è stato intercettato dalla Nato sullo spazio aereo turco. Ma il regime degli ayatollah nega di aver attaccato in Turchia, così come in Azerbaigian e a Cipro. «Un attacco all’isola è un attacco all’Europa», avverte Macron, che chiama Netanyahu e chiede di fermare gli attacchi in Libano.
In realtà il il Consiglio supremo di Difesa è un organismo previsto dall’articolo 87 della Costituzione. Ne fanno parte il presidente del Consiglio e diversi ministri chiave del governo: Esteri, Interno, Economia e Finanze, Difesa e Imprese e Made in Italy. Tra loro, ovviamente, siede anche il capo di Stato maggiore della Difesa ma anche, talvolta, altri capi di stato maggiore delle forze armate, il comandante generale dei Carabinieri o esperti con competenze specifiche in ambito militare e scientifico. Questo organo non comanda direttamente le forze armate, ma fornisce indirizzi al governo ed ai ministri competenti.
Il vertice di venerdì si inserisce nel quasro di un’Europa che si sta già attrezzando. In tempi di cambiamenti radicali, «non possiamo più essere custodi del vecchio ordine mondiale, di un mondo che non c’è più e che non tornerà», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. «Difenderemo e sosterremo sempre il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi o presumere che le sue regole ci mettano al riparo dalle complesse minacce che dobbiamo affrontare». L’Ue si trova di fronte a un bivio: aggrapparsi a “abitudini e certezze” ben note o la creazione di un “destino diverso”.
Ancor più dure le parole deIl’Alta rappresentante Kaja Kallas, che ha puntato il dito contro la decisione della Russia di lanciare l’invasione su vasta scala dell’Ucraina quattro anni fa. Invasione definita il cataclisma che ha accelerato l’“erosione del diritto internazionale” che vediamo oggi e ha permesso il ritorno di quella che lei ha definito “politica di potere coercitiva”.





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