
Sono ore di altissima tensione per il contingente italiano in Iraq e per la sicurezza marittima nello Stretto di Hormuz. Ieri sera la base militare di Erbil, nel Kurdistan iracheno, è stata colpita da missili. Secondo altre fonti si sarebbe trattato di droni. L’attacco fa tremare le vene dei polsi al nostro Paese perché suona come una provocazione, dopo che la premier Giorgia Meloni aveva rassicurato che l’Italia non è in guerra e non intende entrare in guerra. L’annuncio del ministro della Difesa Guido Crosetto ha comunque calmato gli animi: il personale italiano, composto da circa 120 militari, ha trovato rifugio nei bunker della struttura ed è pertanto rimasto illeso. Va detto che i droni made in Iran, un quindicennio dopo la loro prima apparizione nel 2010, hanno rivoluzionato la strategia militare fino a costringere giganti come gli Usa, la Cina e la Russia a copiare la tecnologia partorita dalla Repubblica islamica.
Resta la preoccupazione per il rialzo alle stelle dei prezzi, causato dalle perturbazioni nel Golfo, e lo stiamo vedendo con il costo del carburante alla pompa. Da qui l’incontro di ieri fra i Ministri dell’Energia del G7, a cui è seguita una videochiamata dei leader del G7 per intraprendere misure finalizzate al contenimento. «Ma – ha avvertito Ursula von der Leyen – indipendentemente dalle nostre misure, finché importiamo una quota significativa di combustibili fossili da regioni instabili, siamo vulnerabili e dipendenti. E questa energia ha sempre un costo». Intervenendo in seduta plenaria a Strasburgo, la presidente ha aggiunto: «solo per fare un esempio, dall’inizio del conflitto, i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Traducendo questo dato in euro, 10 giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei altri 3 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza».
Da qui l’opzione europea per una nuova frontiera del nucleare pulito, di ultima generazione, il Citizens Energy Package, di cui vi parliamo in un altro articolo.





Rispondi