
Cresce l’allarme per il possibile estendersi della guerra in Iran dopo che domenica notte è stata colpita una base in Kuwait con soldati italiani. L’assalto dal cielo delle milizie filoiraniane è avvenuto con un drone, che distrutto un velivolo dell’Aeronautica, fortunatamente senza vittime né feriti nel contingente italiano.
Assume perciò una forte valenza simbolica, oltre che morale, l’annuncio che partirà domenica 22 marzo alle 8.30 da piazza di Ponte Sant’Angelo, a Roma, il “Pellegrinaggio alle Sette Chiese”. Promosso da Itinerari ignaziani, espressione del Centro ignaziano di spiritualità della Provincia Eum della Compagnia di Gesù, il pellegrinaggio invita ad un cammino di invocazione della pace. Si percorreranno a piedi circa 23 chilometri nel cuore di Roma, attraversando le principali basiliche legate alla memoria degli apostoli e dei martiri cristiani.
L’iniziativa ripropone un’antica tradizione della città, ispirata alla pratica dei primi cristiani e dei “pellegrini romei”. Un forte richiamo è al legame con sant’Ignazio di Loyola e i suoi primi compagni, che proprio durante un pellegrinaggio di questo tipo professarono i voti solenni del nascente Ordine dei gesuiti. «Nel XVI secolo – ricordano i promotori della marcia – fu san Filippo Neri a trasformare questa devozione in una pratica comunitaria, proponendola come esperienza spirituale condivisa».
Sono sette le basiliche romane toccate dal percorso, fra cui quelle di San Pietro e San Paolo, San Giovanni in Laterano, San Sebastiano, San Lorenzo fuori le mura e Santa Croce in Gerusalemme. L’arrivo è previsto intorno alle ore 19 alla basilica di Santa Maria Maggiore. «La Chiesa di Roma è la chiesa dei martiri. Qui – viene ancora spiegato – Pietro e Paolo hanno testimoniato fino alla morte la loro adesione a Cristo. Pregheremo sulle loro tombe per ricordare che possiamo essere testimoni del Vangelo nel quotidiano, ovunque ci troviamo». Aperto a tutti, questo cammino per la pace è destinato a svolgersi in un clima di fraternità e semplicità, ma «sarà anche un’occasione per vivere la città come spazio di preghiera, memoria e discernimento spirituale».





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