
«Quello che noi possiamo fare adesso è rafforzare la missione Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso. Sullo Stretto di Hormuz, chiaramente è più impegnativo, perché vorrebbe dire fare un passo avanti verso il coinvolgimento. Da una parte per noi è fondamentale la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento». Lo ha detto la premier Giorgia Meloni ieri sera intervenendo in diretta a Quarta Repubblica.
Le basi militari italiane nell’area del Golfo «sono oggi ovviamente il primo problema principale del quale mi occupo. Sono il mio principale problema, chiaramente», ha aggiunto. «C’è un tema di monitoraggio, di attenzione verso i nostri militari che sono molti nell’area, particolarmente per quello che riguarda Erbil e il Kuwait, anche se i militari sono stati ridotti e sono rimasti quelli strettamente necessari a far camminare missioni che, dobbiamo ricordare, sono importanti, sono missioni contro il terrorismo, internazionali. E’ molto importante secondo me – ha concluso – la nostra solidarietà in questo momento e la nostra presenza per i Paesi del Golfo che sono nostri partner strategici e perché noi in quella zona, in quell’area abbiamo decine di migliaia di italiani».
Sulla stessa linea l’Alta rappresentante europea per gli Affari esteri, Kaja Kallas. Coinvolgere le Nazioni Unite per avviare nello Stretto di Hormuz una iniziativa diplomatica simile a quella per l’esportazione del grano tramite il Mar Nero del 2022, estendere l’operazione Aspides, ma anche formare una “coalizione dei volenterosi”. Queste le opzioni indicate da Kallas, al suo arrivo al Consiglio Affari esteri a Bruxelles, per tentare di riaprire lo Stretto di Hormuz bloccato dall’Iran in risposta agli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele. Le proposte indicate dall’ex premier estone giungono mentre il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto la formazione di una coalizione navale per schierare navi da guerra al fine di garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz, senza però raccogliere, al momento alcuna reale adesione.
«Abbiamo diverse missioni nella regione del Medio Oriente, ed è bene che con gli Stati membri discutiamo come cambiare il mandato della missione Aspides», ha affermato Kallas.
Quanto all’eventuale coalizione di volenterosi tra Paesi, in riferimento alle richieste del presidente statunitense, «per ora è un’opzione e dobbiamo guardare alla soluzione più semplice e veloce», ha detto Kallas rispondendo alle domande dei giornalisti.
Tra le ipotesi al vaglio quella di replicare una iniziativa simile a quella lanciata nel 2022 grazie a un accordo tra Ucraina e Russia mediato da Turchia e Nazioni Unite per consentire l’esportazione di grano, cibo e fertilizzanti da tre porti ucraini: Odessa, Chornomorsk, Yuzhny/Pivdennyi.





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