Il sanguinoso conflitto con l’Iran tocca anche alcuni fra i momenti vitali della cristianità. A Gerusalemme, dove fino agli anni scorsi accorrevano milioni di fedeli per partecipare ai riti pasquali, la Settimana Santa sarà celebrata in forma ridotta e con alcune variazioni. Fra le principali, annullata la Processione delle Palme e rinviata la Messa Crismale.

«Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti – scrive in un messaggio il Patriarca Latino a Gerusalemme, cardinale Pier Battista Pizzaballa –  si aggiunge oggi anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua». Il riferimento è alle imminenti celebrazioni della Settimana Santa, «cuore pulsante della nostra fede, a Gerusalemme e presso il Santo Sepolcro». «A causa della guerra – scrive il patriarca – quest’anno non ci è stato possibile vivere il tradizionale cammino quaresimale a Gerusalemme, con le solenni celebrazioni al Santo Sepolcro e nei Luoghi Santi della Passione. Se abbiamo potuto pregare e prepararci personalmente, abbiamo sentito la mancanza del cammino comunitario verso la Pasqua».

Il cardinale Pizzaballa

«Purtroppo – aggiunge Pizzaballa – le restrizioni imposte dal conflitto e gli eventi degli ultimi giorni non lasciano presagire un miglioramento imminente. In costante dialogo con le autorità competenti, insieme alle altre Chiese cristiane, stiamo valutando come sia possibile, nelle forme da concordare, celebrare il mistero centrale della nostra salvezza nel cuore delle nostre Chiese. La situazione – ricorda il cardinale – rimane in continua evoluzione e non è possibile fornire indicazioni definitive per i giorni a venire; saremo pertanto costretti a un coordinamento giorno per giorno». Tuttavia, aggiunge, «è già chiaro che non potranno svolgersi celebrazioni ordinarie aperte a tutti».

Da qui l’annuncio che «la tradizionale processione della Domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme, è cancellata. Sarà sostituita da un momento di preghiera per la città di Gerusalemme, in un luogo da definire. La Messa crismale è rinviata a data da destinarsi, non appena la situazione lo consentirà, possibilmente entro il tempo pasquale. Il Dicastero per il Culto Divino ha già concesso il necessario assenso».

«È una ferita – sottolinea il patriarca Pizzaballa – che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera». Per questo, informa la nota – «le chiese della diocesi restano aperte. Parroci e sacerdoti, nelle forme e con le modalità possibili, faranno il possibile per favorire la preghiera e la partecipazione dei fedeli alle celebrazioni pasquali». Il tentativo è quello di supplire a queste limitazioni con momenti di preghiera in famiglia e nelle comunità religiose. Ma l’invito del cardinale ai fedeli del Patriarcato è ancor più significativo: «unirvi in preghiera sabato prossimo, 28 marzo, recitando il Rosario, preparato da padre Francesco Patton, per implorare il dono della pace e della serenità, specialmente per quanti soffrono a causa del conflitto. Lo faremo con cuore umile, certi che la nostra preghiera, anche se fisicamente distanti, è capace di attingere alla forza dell’amore di Dio, che ci unisce in spirito di speranza e di fiducia».

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