
Il punto preciso del globo che sta mettendo in ginocchio l’Europa dall’inizio della guerra in Iran si trova precisamente nello Stretto di Hormuz, il piccolo corridoio marittimo tra la penisola arabica e le coste iraniane da dove fino a prima della guerra passava circa il 20% della produzione globale di petrolio e di gas naturale liquefatto. Come sappiamo, la risposta di Teheran all’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti ha destabilizzato gli equilibri della regione mediorientale, portando alla chiusura dello Stretto e innescando la spirale di rialzi del prezzo del greggio.
Ma una notizia delle ultime ore sta facendo ancor più tremare le autorità energetiche di molti Paesi, compreso il nostro. Secondo fonti non confermate di Bloomberg, il regime iraniano avrebbe cominciato a chiedere un pedaggio a navi commerciali che intendono attraversare incolumi lo stretto. Il pagamento richiesto sarebbe compreso fra 1,7 e 2 milioni di dollari. Ai paganti sarebbe poi imposto un cambiamento della rotta, con ingresso nelle acque territoriali iraniane, mentre precedentemente le acque attraversate erano quelle dell’Oman. Di sicuro resta il fatto che negli ultimi cinque giorni sono state 16 le navi riuscite ad attraversare lo stretto passando per la nuova rotta.
Altre fonti affermano che il pedaggio sarebbe una delle richieste dell’Iran per porre fine alla guerra, benché non vi sia notizia di eventuali trattative sul punto. Di certo il regime iraniano continua ad usare il pugno di ferro su quel tratto di mare da cui passava circa un quinto di tutto il petrolio e il gas naturale esportati a livello globale. E fino al giorno prima dell’attacco israelo-americano all’Iran, il 27 febbraio, erano almeno 104 gli attraversamenti giornalieri dello Stretto.





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