
Sicurezza, cassette di sicurezza e risarcimenti. All’indomani della maxi rapina al Crédit Agricole dell’Arenella, ne parliamo con l’avvocato Angelo Pisani, fondatore del Movimento NOI Consumatori e del 1523.it – Potere ai Diritti, che qui offre agli utenti delle banche le regole per difendersi.
Avvocato, dopo la recente rapina alla banca nel quartiere Arenella e al Vomero, molti cittadini si chiedono: siamo davvero al sicuro?
La verità è semplice e scomoda: nessuna cassaforte, nessun sistema di sicurezza può garantire da solo la tutela del patrimonio. Chi pensa che bastino allarmi, porte blindate o caveau vive un’illusione. La criminalità evolve, studia e colpisce proprio dove ci si sente più protetti.
Quindi cosa manca davvero nella tutela dei cittadini?
Manca la consapevolezza sulla sicurezza e sul sistema assicurativo. La sicurezza oggi è un sistema integrato ma ancora non semplice per tutti, occorre: prevenzione fisica, tecnologia, copertura assicurativa adeguata. Senza una polizza corretta, il danno diventa irreversibile.

Partiamo dalle basi: cosa include il canone di una cassetta di sicurezza?
Per essere più sicuri, oltre la cassetta di sicurezza meglio assicurarsi in modo specifico. Il canone include generalmente una copertura assicurativa base contro: furto, rapina, talvolta incendio, eventi atmosferici e atti vandalici. Ma il problema è il massimale: può variare enormemente, da circa 10.000 € fino a 60.000 € o poco più. Questo significa che molti clienti sono gravemente sotto-assicurati spesso senza capirlo o saperlo. Per questo, il primo consiglio è: non dare mai per scontato il massimale, va verificato nel contratto e attenzione alle clausole vessatorie.
Se la copertura base non basta, cosa può fare il cliente?
Le strade sono due: la prima, una polizza integrativa con la banca, che è più semplice, ma spesso meno conveniente. Seconda strada, una polizza esterna personalizzata, tramite broker o compagnia specializzata, costruita sul valore reale dei beni. E’ la strada più efficace, ma andrebbe stipulata e gestita sempre con l’assistenza di un legale o di un esperto, per evitare poi brutte sorprese.
Torniamo alla rapina di piazza Medaglie d’Oro. Come si dimostra il contenuto della cassetta dopo un furto?
Questo è il punto più delicato. La banca non conosce il contenuto e l’assicurazione non può verificarlo direttamente dopo il furto. Occorre quindi una prova preventiva, ad esempio fotografie dei beni, perizie (orafo, gemmologo, esperto d’arte), eventuali fatture, testimonianze. In particolare, se si tratta di beni ereditari o antichi, la perizia preventiva è fondamentale, senza prova il risarcimento diventa difficile.

Qual è la prima cosa da fare in caso di furto?
Nell’ordine, denuncia alle autorità, elenco dettagliato dei beni, attivazione della polizza, assistenza legale e tecnica. Senza denuncia non parte alcun risarcimento.
Chi ha subito il furto può agire contro la banca?
Sì, in molti casi ci sono solide basi per agire. La norma di riferimento è l’art. 1839 c.c.: la banca risponde per custodia e sicurezza, salvo caso fortuito. Questo comporta: responsabilità, contrattuale e inversione dell’onere della prova, cioè è la banca che deve dimostrare di non essere responsabile.
Il furto tramite tunnel, come accaduto al Vomero, cioè commesso dalla cosiddetta banda del buco, può essere considerato “un caso fortuito”? è caso fortuito?
Nella maggior parte dei casi no. Perché è prevedibile, esistono sistemi per evitarlo e perché è compio della banca adottare le migliori tecnologie. Quindi difficilmente può essere considerato evento eccezionale.
Cosa dice la giurisprudenza in casi come questo?
La giurisprudenza è chiara: la banca risponde se il furto deriva da carenze strutturali o organizzative.

Ci sono altre responsabilità?
Sì, faccio riferimento all’art. 2043 c.c. (illecito) e all’art. 2050 c.c. (attività pericolosa). Gestire valori altrui è attività ad alto rischio, che impone la massima sicurezza.
Che consiglio concreto può dare a chi oggi possiede una cassetta di sicurezza?
Cominciare con tre passi fondamentali: 1. controllare il massimale assicurativo; 2. fare inventario e stima reale dei beni; 3. adeguare la copertura con una perizia aggiornata. Il momento peggiore per scoprire di essere “scoperti” è dopo una rapina.
In conclusione, dopo ogni rapina resta una domanda: si poteva evitare il danno?
Spesso no.
Ma si poteva evitare la rovina economica?
Sì. Con una preparazione e copertura adeguata, con consapevolezza e con responsabilità chiare, per non incorrere in brutte sorprese. La sicurezza non è nel ferro delle casseforti, ma nella forza delle tutele e della conoscenza ed esperienza di vita. Sarebbe bello che quando la sicurezza promessa fallisce, a pagare non debbano essere i cittadini, ma chi aveva il dovere di proteggerli.





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