Sono 11 i casi di positività riscontrati finora nell’ambito del focolaio scoppiato sulla nave Mv Hondius. Visti i tempi di incubazione, potrebbero emergerne altri? Quante persone dovrebbero essere tracciate per evitare la diffusione del virus? Sono tante le domande che affollano l’opinione pubblica, mentre molti intravedono già lo spettro di una nuova pandemia.

Ma non è così. Abbiamo ascoltato uno dei massimi esperti mondiali, il virologo Giulio Tarro, più volte candidato al Premio Nobel per la Medicina.

Professor Tarro, partiamo dal definire esattamente cosa è un Hantavitus e come si manifesta.

La scoperta della sindrome polmonare da Hantavirus risale al 1993, quando centinaia di casi attribuiti a tale virus si registrarono nelle Americhe. La sindrome si sviluppò in Argentina, Brasile, Paraguay e Bolivia, nonché nell’America del Nord soprattutto negli Stati Uniti. Il primo caso era collegato a un topo che ha infettato un cervo. In seguito furono identificati come causa di malattia umana un certo numero di virus, appartenenti alla stessa famiglia, ospitati da roditori.

Quindi c’è sempre di mezzo un roditore?

Il vettore virale è sempre stato legato a topi e a ratti, che generano la sindrome polmonare da Hantavirus. Dello stesso gruppo vengono citate anche febbri emorragiche con sindrome renale, diffuse in particolare nel Sud-Est asiatico, Balcani e Russia.

Come si trasmette il virus?

Le infezioni da Hantavirus colpiscono la specie umana per l’esposizione agli aerosol degli escreti infetti o, raramente, attraverso il morso; una trasmissione interumana è stata notata in uno scoppio epidemico virale nelle Ande. Generalmente i gruppi infettati si sono riscontrati nel personale militare, in pastori o altri soggetti che hanno lavorato in attività agricole.

In che modo si arriva alla diagnosi?

La diagnosi viene formulata sulla base di dati clinici, poi da ricerche radiologiche e sierologiche di conferma. Il periodo di incubazione dell’infezione virale varia da 9 a 33 giorni, con fase clinica riguardante febbre, sindrome cardiopolmonare, fase diuretica e di convalescenza. Esistono una serie di sintomi legati ad una fase anche cardiopolmonare. Quasi sempre presente è la trombocitopenia.

Quanto è elevato in questi casi l’indice di mortalità?

La mortalità varia con il virus infettante e può arrivare fino al 40 per cento.

Quali sono le principali forme di prevenzione del contagio?

Nel caso accaduto sulla nave da crociera, senz’altro d’accordo nel disporre la quarantena per l’intera imbarcazione e anche per una sua derattizzazione. Per quanto riguarda le città, mi sembrerebbe un’impresa difficile da attuare, anche se utile.

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