
Ed eccoci in Svezia, dove l’attuale Primo Ministro Ulf Kristersson deve fare i conti con la sua risicatissima maggioranza di centro-destra. Qui il suo principale competitor, il quarantasettenne Ardalan Shekarabi (nella foto), portavoce dei Socialdemocratici svedesi, ha recentemente raccontato in un’intervista al quotidiano Dagen come sia stato possibile per la sua famiglia di rifugiati iraniani diventare a pieno titolo cittadini svedesi.
«È un vero mistero – si legge su Dagen, tanto per cominciare – come Ardalan Shekarabi sia diventato un socialdemocratico. Insieme a sua madre, arrivò in Svezia nel 1989 come rifugiato politico dall’Iran. Si stabilirono a Gävle, trovarono un appartamento e Ardalan poté iniziare il corso preparatorio a scuola. Ma proprio alla soglia del suo inserimento nella società svedese, il governo socialdemocratico guidato da Ingvar Carlsson inasprì le politiche sui rifugiati. Questo portò al rigetto della domanda di asilo di Ardalan e di sua madre. Per paura di essere rimpatriati in Iran, vissero per un periodo come rifugiati clandestini».
«Alla fine – spiega Shekarabi – mia madre giunse alla conclusione che questa situazione non funzionava. Non potevamo vivere così. Era meglio cercare di raggiungere un paese terzo e chiedere protezione lì. Quindi ha contattato la polizia di Gävle, dove avevamo il nostro appartamento, e ha chiesto se potevamo tornare a casa, fare i bagagli e lasciare la Svezia, racconta Ardalan Shekarabi». La polizia diede il via libera e Ardalan e sua madre tornarono a Gävle. Ma una volta nell’appartamento, accadde qualcosa di inaspettato. «Mentre eravamo letteralmente lì a fare i bagagli per lasciare il paese, qualcuno ha bussato alla porta ed è entrato qualcuno dicendoci che le regole erano cambiate e che ci avrebbero permesso di rimanere».
Ardalan e sua madre, in sostanza, furono salvati dal governo Bildt. Era l’autunno del 1991 e la svolta arrivava con il cambio di potere in Svezia, attraverso la formazione di un governo borghese da parte di Carl Bildt. Qualche tempo dopo richiesero i documenti all’Ufficio svedese per l’immigrazione. «Poi – racconta Ardalan – si è scoperto che la persona che aveva firmato il nostro provvedimento di espulsione era Mona Sahlin, con la quale avrei dovuto fare campagna elettorale solo poche settimane dopo…». Eppure, furono i socialdemocratici a coinvolgere Ardalan Shekarabi in politica fin dai primi tempi. E questo coinvolgimento lo portò al governo e all’incarico di Ministro della Previdenza Sociale e Civile.
L’intervista non poteva poi che toccare la situazione dell’Iran attuale, sconvolto dai bombardamenti americani. «Tutti noi di origine iraniana – dice ancora il leader socialdemocratico svedese – stiamo attraversando giorni terribili. C’è tanta incertezza e ansia. Molti iraniani pensano che sia positivo che Stati Uniti e Israele stiano indebolendo il regime. Allo stesso tempo, non c’è dubbio che questa guerra sia contraria al diritto internazionale». «Chiedo – conclude – che Dio sia presente e che doni la pace al popolo iraniano. Questa è la mia preghiera e il mio desiderio più grande. Pregare per la pace di un popolo che ha sofferto per così tanto tempo».





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