Mentre l’Alto rappresentante Ue per la Politica Estera Kaja Kallas fa sapere di aver accettato la richiesta del ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani di lavorare a sanzioni contro il ministro israeliano Ben Gvir per le torture inflitte agli attivisti della Flotilla, l’Italia partecipa alla mozione comune contro la deportazione dei colini palestinesi in Cisgiordania.

In una nota congiunta firmata dai leader di Regno Unito, Italia, Francia e Germania, si legge: «Ci opponiamo fermamente a coloro che, inclusi membri del governo israeliano, sostengono l’annessione e il trasferimento forzato della popolazione palestinese. Riaffermiamo il nostro fermo impegno per una pace globale, giusta e duratura basata su una soluzione negoziata a due Stati, in conformità con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu, nella quale due Stati democratici, Israele e Palestina, vivano fianco a fianco in pace e sicurezza entro confini sicuri e riconosciuti».

«Negli ultimi mesi – viene aggiunto – la situazione in Cisgiordania è peggiorata in modo significativo. La violenza dei coloni ha raggiunto livelli senza precedenti. Le politiche e le pratiche del governo israeliano, incluso un ulteriore consolidamento del controllo israeliano, stanno minando la stabilità e le prospettive di una soluzione a due Stati».

Poi il richiamo al Diritto internazionale, per il quale «gli insediamenti israeliani in Cisgiordania sono illegali. I progetti di costruzione nell’area E1 non farebbero eccezione», sottolineano i quattro leader. «Lo sviluppo dell’insediamento E1 – si legge ancora nella nota – dividerebbe in due la Cisgiordania e rappresenterebbe una grave violazione del diritto internazionale. Le imprese non dovrebbero partecipare alle gare d’appalto per la costruzione a E1 o per altri sviluppi insediativi. Dovrebbero essere consapevoli delle conseguenze legali e reputazionali derivanti dalla partecipazione alla costruzione di insediamenti, incluso il rischio di essere coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale».

Per questo, i firmatari della dichiarazione, Giorgia Meloni, Emanuel Macron, Keir Starmer e Frederich Merz, chiedono al governo di Israele «di porre fine all’espansione degli insediamenti e dei poteri amministrativi, garantire l’accertamento delle responsabilità per la violenza dei coloni e indagare sulle accuse rivolte alle forze israeliane, rispettare gli accordi storici sullo status quo, nonché revocare le restrizioni finanziarie nei confronti dell’Autorità palestinese e dell’economia palestinese».

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