
Da molte settimane, per la precisone da quando il referendum sulla giustizia non ha ottenuto un consenso tale da far approvare la riforma, il mainstream di sinistra sta propalando notizie manipolate ad arte sull’andamento dell’economia nel nostro Paese. Al Nazareno ed oltre, qualcuno è convinto che attraverso la narrazione falsificata sullo stato di salute dell’Italia sia possibile dare una spallata al governo, prim’ancora che si entri nel vivo della campagna elettorale.
I numeri però, quelli certificati da organismi ufficiali internazionali, dicono ben altro.
Ieri alla Nuvola di Roma, Festival del Lavoro (nella foto la cerimonia di apertura), a tenere banco sono stati i dati sull’occupazione. Secondo i numeri forniti dall’OCSE, il tasso di disoccupazione in Italia a marzo di quest’anno è sceso al 5,2% rispetto al 5,4 di febbraio. Un risultato storico, specie se confrontato con la Francia, che è al 7,3%. Gli occupati – come ha ricordato la premier Giorgia Meloni – sono un milione e 200mila in più, e per la prima volta è stato superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici. Un record assoluto. Quanto alle tutele dei lavoratori, altro elemento sensibile di questo comparto dell’economia nazionale, il Governo ha varato un decreto in base al quale solo le imprese che applicano il “salario giusto”, vale a dire quello stabilito dai contratti nazionali stipulati con le organizzazioni sindacali, può avere accesso agli incentivi pubblici. E anche questi, sono fatti.
A proposito di fatti, vediamo altri numeri. Nel giro di dieci anni siamo saliti dal decimo posto fra gli esportatori mondiali all’attuale quarta posizione, che manteniamo saldamente insieme a Cina e Giappone.
Sotto il profilo del deficit, altro fattore ampiamente strumentalizzato negli ultimi giorni, l’Italia fa meglio di Francia e Germania, considerate le locomotive d’Europa, attestandosi al 2,9 % nel 2026, mentre per la Germania si stima un 3,7 nel 2026 e la Francia si avvia ad un secco 5,7 previsto per il 2027.
Si aggiunga che lo spread si è notevolmente ridotto e che dal 2024 il bilancio dello Stato risulta addirittura positivo prima del pagamento degli interessi. L’Italia, unico paese del G7 che si trova in questa condizione, vedrà ancora migliorare i suoi conti quando, a breve, si esaurirà l’effetto negativo dei crediti d’imposta sul superbonus edilizio, eredità del passato.
Risultati realizzati in pochi anni, nonostante l’unico dato che ci penalizza: il continuo calo dei nuovi nati. Un elemento centrale, strategico, che a nostro parere va maggiormente incentivato. Un segnale in tal senso sarà l’attuazione del Piano-Casa varato dall’esecutivo. Ma è chiaro che questa misura non basta ancora. Occorrono soldi veri alle famiglie con nuovi nati, non bonus una tantum, ma quote premiali costanti, in termini economici, a chi manterrà vivo questo Paese per le prossime generazioni mettendo al mondo nuovi italiani. Qualcosa mi dice che il Governo ci sta già pensando. Vedremo.
Renato d’Andria





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