
Stmane nell’Aula del Sinodo in Vaticano si presenta Magnifica Humanitas, la prima Lettera Enciclica del Pontefice statunitense, sulla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Scritta a distanza di un anno dalla sua elezione, l’Enciclica porta la firma del 15 maggio, data simbolica perché coincide con il 135esimo anniversario dell’enciclica Rerum Novarum di Papa Leone XIII.
Si tratta di un’Enciclica sociale che abbraccia in modo ampio l’intero tema della dottrina sociale, lo ripercorre, ne individua la continuità con la storia e vi identifica una discontinuità. E questa discontinuità è nata proprio dall’esplosione dell’Intelligenza Artificiale.
Pochi giorni fa ad Acerra, dove Papa Francesco avrebbe voluto celebrare, nel maggio del 2020, il quinto anniversario dell’Enciclica Laudato si’ sulla cura della Casa comune, il suo successore Leone XIV aveva evocato la conversione ad un’economia «meno individualistica, un sistema meno consumistico», con persone e imprese «che coltivino il senso del limite, non quello della violazione irresponsabile”»
Antonio Spadaro, sottosegretario del Dicastero per la Cultura e l’Educazione, propone una attenta analisi sul confronto tra Papa Francesco e l’attuale Pontefice rispetto alle sfide dell’intelligenza artificiale.
«Nel passaggio di testimone tra Papa Francesco e Papa Leone – scrive Spadaro – un tema appare davvero cruciale, forse più di quanto sia percepibile per chi si occupa esclusivamente di affari ecclesiastici. Nel cuore di un tempo che sembra scivolare in una realtà sempre più automatizzata, Francesco ha lasciato come tema aperto al suo successore la più radicale trasformazione del nostro immaginario contemporaneo: l’intelligenza artificiale. In questo passaggio di pontificato si apre un discorso che non riguarda solo la tecnologia, ma la definizione stessa di cosa significhi essere umani in un’epoca di macchine pensanti».
Papa Francesco «ha portato nel cuore del dibattito pubblico globale una riflessione sull’AI che non fosse né meramente tecnica né puramente moralistica. Sin dal principio ha riconosciuto il potenziale positivo dell’intelligenza artificiale: non si trattava, per lui, di una semplice minaccia, ma anche di una possibilità. La possibilità, ad esempio, di ridurre la fatica del lavoro umano, di democratizzare l’accesso alla conoscenza, di favorire l’incontro tra popoli e culture attraverso traduzioni automatiche, analisi di dati, reti neurali capaci di elaborare miliardi di informazioni al secondo».
Papa Leone XIV «ha raccolto questa eredità e l’ha rilanciata sin dalla scelta del suo nome». Il riferimento è a Papa Leone XIII che, con la storica Enciclica Rerum Novarum, affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande Rivoluzione industriale. Nei discorsi di Leone XIV «emerge con chiarezza l’idea che l’AI non possa mai sostituire ciò che è specificamente umano: la coscienza morale, il discernimento, la relazione autentica con l’altro. La macchina può imitare, ma non comprendere; può processare, ma non giudicare; può apprendere, ma non amare. È qui che si gioca il confine, sempre più sottile, tra simulazione e realtà».
Rifiutando «ogni seduzione transumanista, ogni tentazione di pensare la tecnologia come prolungamento dell’umano senza limiti», Papa Leone XIV chiede «una governance multilivello dell’AI, che sia ispirata ai principi della dottrina sociale della Chiesa ma traducibile in termini laici, condivisibili».
«Entrambi i pontefici – conclude Spadaro – vedono il pericolo non solo nella tecnologia, ma nella visione del mondo che essa incarna: una visione che rischia di ridurre la complessità dell’umano a un problema di efficienza». «Di qui l’urgenza, condivisa da entrambi i Pontefici, di un’educazione al pensiero critico, alla responsabilità, alla cura. In fondo, la vera questione non è che cosa può fare l’intelligenza artificiale, ma che cosa vogliamo fare noi con essa. E soprattutto: chi vogliamo essere».





Rispondi