
In una recente intervista il politologo Franck Decker dell’Università di Bonn analizza lo stato della Socialdemocrazia tedesca e le cause dell’indebolimento economico della Germania. «La socialdemocrazia – esordisce lo studioso – come famiglia di partiti è in crisi da oltre 20 anni». Intervistato da Jorge de Diego, giornalista dello spagnolo ‘Agenda Pública‘, Decker spiega perché la Germania sia intrappolata tra una grande coalizione impopolare, ma parla anche dell’ascesa dell’AfD e di un’economia tedesca che necessita urgentemente di riforme. L’accademico descrive questa situazione come «un vero dilemma», avverte che «in Germania non esiste un’alternativa a questa coalizione nel sistema partitico» e chiede un cambio di prospettiva nella politica tedesca: «Abbiamo bisogno di visioni», afferma.
Il professor Frank Decker nella lunga intervista estende la diagnosi di “crisi della socialdemocrazia” al sistema partitico tedesco stesso. Da un lato c’è l’SPD, dove esiste un problema di leadership. Dall’altra parte ci sono i cristiano-democratici dell’Unione, con il cancelliere Merz, definito da Decker «un politico conservatore un po’ all’antica», a capo di un governo che «funziona male dal punto di vista tecnico». Come se non bastasse, il malcontento pubblico è inglobato dall’AfD. Tra le conseguenze dell’ascesa dell’estrema destra, Decker sottolinea che «la democrazia dipende anche da una forte opposizione democratica».
Sembra dunque esserci una crisi più profonda per la socialdemocrazia in Europa e, in particolare, in Germania. Ma come interpreta questa crisi il professor Decker, in termini ideologici, come mancanza di leadership o che altro? «Probabilmente – risponde l’accademico – è un insieme di tutte queste cose. Ed è una crisi molto profonda. Ma è iniziata dopo la coalizione tra SPD e Verdi. Quando il partito tornò al potere nel 1998 e Gerhard Schröder divenne cancelliere, l’SPD ottenne oltre il 40% dei voti. Quando Schröder perse definitivamente le elezioni nel 2005, dopo sette anni di mandato, l’SPD ottenne comunque il 35%. Poi è iniziato il vero declino. Le elezioni del 2021 sono state un’eccezione. Olaf Scholz è diventato cancelliere con solo il 25% dei voti. La campagna elettorale è stata quasi perfetta, ma la vittoria è stata dovuta principalmente al completo fallimento dei concorrenti dell’SPD, in particolare la CDU/CSU, e anche alla debolezza dei Verdi. L’SPD ha vinto la carica di cancelliere con un margine di appena 1,4 punti percentuali».
«Si è trattato quindi – analizza ancora – di un’eccezione in un lungo periodo che può essere descritto solo come declino. E, naturalmente, questo si inserisce nella traiettoria più ampia della socialdemocrazia europea. Ci sono differenze tra i vari paesi, ma se si guarda a Germania, Francia, Austria o persino ai paesi scandinavi, la socialdemocrazia come famiglia di partiti è in crisi da oltre 20 anni. La Spagna potrebbe essere l’eccezione».
«Se le elezioni si tenessero oggi – aggiunge Decker per completare il quadro – la CDU/CSU e l’SPD non avrebbero la maggioranza insieme. Anche i Verdi dovrebbero far parte della coalizione. Questo rende difficile per i socialdemocratici spiegare agli elettori quali siano le loro idee, qual è la loro identità e cosa li distingua dai cristiano-democratici. Il partito è prigioniero di questa coalizione. Questa è anche la differenza con la situazione spagnola: in Germania, nel sistema partitico non esiste un’alternativa a questa coalizione».





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