L’Unione Europea impone sanzioni alla Russia, ma al tempo stesso fornisce armi a Israele. L’accusa arriva dal cardinale Víctor Manuel Fernández (nella foto), durante il discorso di apertura del Concistoro straordinario lo scorso 26 giugno, alla presenza di Papa Leone XIV

«La distruzione di intere città da parte di Israele – ha spiegato il cardinale – non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata. L’enorme sproporzione degli interventi militari a Gaza e nel Libano meridionale è evidente». Inoltre, «poiché si tratta di territori densamente popolati, la percentuale di morti civili rispetto alla popolazione totale, l’enorme numero di bambini uccisi e il numero di abitazioni bombardate ci consentono di parlare di distruzione totale», ha aggiunto.

L’inerzia dell’UE nei confronti di Israele, per Fernàndez, è sintomatica di «un ordine globale in cui non esiste più un quadro reale e stabile di verità e valori». Ma la cosa peggiore, come ha evidenziato il presule, è che tanto Israele quanto la Russia, stanno inquadrando le proprie aggressioni nei «criteri teologici delle guerre giuste», con una «manipolazione della Dottrina Sociale della Chiesa che così viene usata per dare fondamento teorico alle guerre più ingiuste».

Lucido, diretto al punto, ignorato dai grandi media internazionali, il discorso del cardinale Fernandez contiene in sé tutto il pensiero del mondo cattolico autentico. «Nonostante i devastanti effetti degli attacchi in corso – ha infatti aggiunto – sia in Russia che nella cooperazione degli Stati Uniti nelle guerre in Medio Oriente, la giustificazione è sempre una qualche forma di autodifesa». 

Va ricordato che da oltre due anni l’Unione Europea discute di sanzioni contro Israele, ma senza mai riuscire a tradurle in misure concrete. A settembre 2025 la presidente della Commissione Ursula von der Leyen aveva annunciato la proposta di una sospensione dell’Accordo di associazione UE-Israele, in vigore dal 2000, che garantisce a Israele accesso preferenziale ai mercati europei. Il pacchetto prevedeva dazi sul 37 per cento delle importazioni israeliane, sanzioni individuali contro i ministri Ben-Gvir e Smotrich, e il congelamento di circa 20 milioni di euro di fondi europei. La proposta si è arenata quasi subito, fino al Consiglio Affari esteri di Lussemburgo di aprile 2026, dove l’Alta rappresentante dell’Unione per la Politica estera e di sicurezza, Kaja Kallas, ha dovuto ammettere di «non aver visto alcun cambiamento di posizioni attorno al tavolo». 

Il prossimo appuntamento è fissato per il 13 luglio 2026, quando il Consiglio Affari esteri dovrà esaminare nuove opzioni sugli insediamenti illegali degli israeliani in Libano.

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