
Oltre duemila bambini arrivati in Italia nel solo anno 2025 praticamente “non esistono”. E’ questo uno dei dati più sconvolgenti del Rapporto “Nascosti in piena vista”, appena pubblicato da Save the Children. Sono riusciti a scampare da carestie, guerre, naufragi, hanno finalmente messo piede, da vivi, sul territorio italiano. Eppure quei minori per il nostro Paese sono rimasti “invisibili”. Non esistono nelle statistiche, non esistono per la politica, e questo «a causa di un sistema d’accoglienza – si legge nel rapporto – che non tiene conto delle esigenze specifiche dei soggetti più vulnerabili e che negli anni non si è strutturato per rispondere adeguatamente alla presenza e alla tutela dei bambini».
I minori che arrivano nel nostro Paese con la propria famiglia hanno età, vissuti ed esigenze diverse: tra loro ci sono neonati, bambine e bambini in età prescolare e scolare, adolescenti e neo maggiorenni, minori nati in Italia, arrivati tramite rotte migratorie ad alto rischio, via mare o terra, ma anche attraverso canali sicuri (visti turistici, sanitari o umanitari), così come minori con percorsi di “rientro”, o migrazioni secondarie.
I pochi dati esistenti, benché incompleti e frammentari, indicano una presenza diffusa lungo tutte le principali rotte migratorie di famiglie con bambini e adolescenti, che arrivano in Italia, la attraversano e molte volte vi ritornano, perché respinti da altri Paesi. Queste famiglie diventano allora gruppi fragilissimi, quasi invisibili nel computo dei flussi migratori, perché alla fine debbono confrontarsi con meccanismi di tutela poco attenti alle loro esigenze e con un sistema complessivo di accoglienza e protezione inadeguato.
Ed oggi l’organizzazione umanitaria mette in guardia dalle conseguenze che potrebbe avere il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, il cui decreto-legge di attuazione è attualmente all’esame del Parlamento. La vulnerabilità di queste famiglie con bambini – avverte il rapporto – non può essere considerata un effetto collaterale del fenomeno migratorio, né una questione marginale nella discussione politica nazionale relativa alle politiche di accoglienza e asilo, ma «deve essere riconosciuta e messa al centro anche di questa fase di attuazione del Patto europeo».
Passiamo a qualche dato. Nella prima accoglienza i minorenni ospitati con la propria famiglia non sono ancora ufficialmente tracciabili, ma nel 2025 erano più di 10.334 quelli inseriti nella seconda accoglienza garantita dal SAI (il 69,7% dei 14.829 minorenni accolti in SAI). «Sin dall’avvio del nostro lavoro di ricerca – dichiara Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children – è emersa una realtà chiara: i minorenni che migrano con le proprie famiglie non sono riconosciuti né dal punto di vista statistico né da quello dell’individuazione di bisogni specifici, a partire da spazi di vita adeguati. Le interviste raccolte raccontano di mancanza di privacy, promiscuità, isolamento all’interno di un sistema di prima accoglienza, quello dei Centri di Accoglienza Straordinaria, pensato soprattutto per gli adulti soli. Lo spazio della stanza diventa spesso l’unico rifugio e anche andare a scuola può diventare difficile. Con l’attuazione delle nuove regole del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, poi, c’è addirittura il rischio di trattenimento, una forma di restrizione della libertà personale, anche delle famiglie con bambini, sia all’arrivo con il fermo amministrativo, che successivamente nel corso delle procedure di frontiera. In gioco c’è il rispetto dei diritti fondamentali dei minorenni nel nostro Paese».





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