E’ allarme internazionale, dopo le notizie delle ultime ore. L’Iran non solo ha chiuso nuovamente lo Stretto di Hormuz, con tutte le conseguenze che ciò comporta per il traffico mercantile e i prezzi al consumo, ma annuncia bombardamenti contro alcuni paesi confinanti del Golfo. Peggio di tutto sono però le immagini dei leader occidentali in tuta arancione pubblicate ieri sera da un quotidiano iraniano, perché fra loro c’è anche – unica donna – la presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni.

Giorgia Meloni nella black list del quotidiano iraniano insieme ad altri capi di Stato europei

Ad aggravare questo quadro c’è il fatto che, a distanza ormai di ore da quando è stata pubblicata quella infame copertina, l’unico esponente dell’opposizione ad esprimere solidarietà alla premier è stato solo un esponente di Azione. Tutti gli altri finora in silenzio. Come se minacciare di morte i primo ministro non volesse significare mettere in serio pericolo l’intera nazione.

Dal mio punto di vista devo solo far notare che fin dal primo momento la presidente del nostro esecutivo non ha mai appoggiato la guerra scatenata da Usa ed Israele contro l’Iran. Se alcune basi sono state concesse agli americani è stato esclusivamente nel rispetto dei vincoli previsti dai trattati internazionali. Ed è stato proprio in ragione di tale atteggiamento che Donald Trump si è scagliato più volte con toni violenti proprio contro Giorgia Meloni, anche negli ultimi giorni. Ma evidentemente la stampa iraniana non legge nemmeno i giornali o le agenzie, presa com’è dal suo odio razziale “a prescindere”.

Torno così sul tema del mare, quello che mi sta a cuore fin dai tempi della “primavera araba”. Quelle acque che dovrebbero unire le sponde e si trasformano invece in campi di guerra. Domenica scorsa l’Editoriale aveva la foto del vento che trascina verso il mare di Lampedusa la papalina di Leone XIV. Oggi i mari tornano in primo piano, ma in modo diverso, non meno tragico. Eppure, proprio il nostro Mediterraneo sta sempre più assumendo un ruolo centrale negli scambi commerciali. Il Centro Studi SRM nei giorni scorsi ha presentato il tredicesimo Rapporto Annuale Italian Maritime Economy, intitolato “Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale”. Dal dossier, in sintesi, risulta che le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario cresce la centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata anche all’Italia, al contributo della Blue Economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. Un’Italia che, dunque, sul versante della logistica marittima sta lavorando bene. «La sfida dei prossimi anni – si legge nel Rapporto – non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano».

E sarà forse anche questa attività portata avanti con successo dal nostro Paese, questa accentuata “supplenza” a Hormuz offerta da un uso attento del Mediterraneo, ad aver acceso l’odio degli iraniani contro la presidente Meloni. Ce ne faremo una ragione, ma intanto occhi aperti e vigilanza massima.

Renato d’Andria

Published by

Rispondi

Scopri di più da L'UMANITA' - Organo del Partito Socialdemocratico Italiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere