Lo conosciamo: Piero Sansonetti (nella foto) è un giornalista troppo rigoroso, infaticabile nell’affermazione di giustizia e verità, per potersi arrendere. Anche quando il suo giornale, L’Unità, è a rischio chiusura per la mancata acquisizione da parte dei Dem. E anche quando, come in quest’ultimo caso, deve rispondere a una delle tante accuse che Sigfrido Ranucci sta lanciando “con la pesca a strascico” dopo gli scandali mediatici del caso Lavitola-Report.

Ranucci ha pubblicato su Open un intervento in cui sosteneva che l’Unità avrebbe fatto un passo indietro su questa vicenda. «Nessun passo indietro – chiarisce fermo Sansonetti – noi abbiamo denunciato con molta precisione i metodi coi quali Report fa il suo lavoro, anche il suo lavoro di dossieraggio. Non a caso Ranucci ha dichiarato che ha 78.000 dossier… Così, 78.000, coi quali noi non sappiamo cosa ci faccia perché non siamo esperti. Noi generalmente diamo notizie, informazioni , inchieste, reportage, i dossier li lasciamo fare a quelli che fanno un altro mestiere . E quindi Ranucci faccia bene il suo mestiere, che non ho capito qual è . Insomma raccolga i dossier».

Solo una doverosa pubblicazione, altro che passo indietro. Sansonetti spiega ancora. «È arrivata una lettera dell’avvocato di Ranucci di precisazioni. E noi l’abbiamo pubblicata. Noi diamo la parola a tutti. Non è che siamo Report. Report mi ha intervistato due volte, circa due ore di intervista, ha mandato in onda una cinquantina di secondi. Noi no, facciamo parlare tutti quanti (…) non c’è problema, noi continuiamo a fare giornalismo. E siccome abbiamo le carte, i documenti del caso Report Ranucci, continuiamo a pubblicare».

Ricordiamo che nelle ultime ore ad accendere nuove micce sul caso Ranucci-Lavitola, sono arrivate le rivelazioni secondo cui un’altra fonte di Report, oltre a Valter Lavitola, sarebbe stata Maria Rosaria Boccia. Filtrano inoltre indiscrezioni sulla presenza di personaggi legati a Lavitola negli studi Rai del programma.

Peraltro, «Open – incalza Sansonetti – ha pubblicato la smentita ma non la nostra risposta alla smentita, dimostrando un’apertura mentale notevole, cioè c’è chi il giornalismo pensa si faccia così … Non c’è problema. Domani compratelo il giornale, troverete altre storie, di quando Ranucci dice “attenzione che io ci ho un fratello alto papavero della finanza”(..), o quando Ranucci dice” io sono lo Stato dello Stato “… Noi raccontiamo. Raccontiamo le cose che sappiamo.(…) Noi abbiamo dato delle immagini nelle quali si vede Ranucci che cerca di acquistare un dossier contro un politico del Nord. Che a me non interessa neanche cosa sia il dossier e chi sia il politico. Con metodi non proprio regolamentari e con una concezione del giornalismo che, per quello che ci riguarda, è diversa da come lo concepiamo noi il giornalismo, cioè come strumento di informazione, non come strumento di “ infangamento”».

«Noi – conclude il direttore dell’Unità – combattiamo con le nostre armi: l’informazione, la libertà di parola, il rifiutare la censura e il far parlare tutti, anche l’avvocato di Ranucci. E lui combatta con le sue armi».

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