
Dentro un’Italia che si conferma fanalino di coda per decrescita di abitanti e invecchiamento della popolazione, c’è un piccolo comune della Toscana che sta diventando un modello in tutta Europa per l’aumento del tasso di natalità e residenti, a prescindere dal contributo dei migranti.
Si tratta di Montieri, borgo medioevale del grossetano, dove tra il 2011 e il 2025 gli abitanti sono passati da 1.147 a 1.186, con un incremento di 39 residenti, mentre la popolazione in età lavorativa (15-64 anni) è cresciuta da 693 a 716 unità, facendo segnare un +23. Dato peraltro in controtendenza rispetto al resto della Maremma, dove nello stesso periodo la provincia ha perso complessivamente 11.364 persone in età lavorativa, passando da 142.181 a 130.817.
Ma non è solo Montieri a registrare primati positivi, perché un saldo positivo di abitanti si registra, nel medesimo lasso di tempo, anche in altri tre comuni limitrofi: lo stesso capoluogo Grosseto, più Castel del Piano, Scarlino e, appunto, Montieri), tutti con saldo positivo di abitanti fra 2011 e 2025.
Ma ciò che fa di Montieri un caso di studio a livello europeo è che la crescita demografica non è stata alimentata dall’immigrazione: tutt’altro, nel 2025 i cittadini stranieri regolarmente presenti sono scesi da 357 nel 2019 a 331, con una differenza negativa di 26 unità. Diversamente Castel del Piano, che pure ha visto crescere la popolazione (+130, da 4.671 a 4.801) ma con un contributo straniero molto marcato: +100 residenti stranieri nello stesso arco temporale, una quota che spiega buona parte dell’incremento demografico complessivo.

Secondo questi dati, elaborati da Cgil Grosseto, Montieri è capace di crescere puntando su leve diverse dagli immigrati, principalmente la mobilità interna favorita dalle politiche abitative.
Nicola Verruzzi, sindaco di Montieri, spiega più dettagliatamente quali. Alla base di questa inversione di tendenza c’è il progetto “Case a 1 euro“, lanciato da Montieri nel 2016 su iniziativa dello stesso sindaco Verruzzi tra i primissimi in Italia, il primo assoluto in Toscana. Il bello è che questa formula non è concepita come iniziativa episodica, ma come percorso continuativo che oggi conta oltre dieci anni di attività.
Il meccanismo prevede la cessione a un euro di immobili abbandonati a fronte dell’impegno alla ristrutturazione entro un termine stabilito, con cauzioni a garanzia dell’effettivo recupero del patrimonio edilizio. A distanza di un decennio dal lancio, il bilancio parla di decine di immobili ceduti e recuperati, un numero che secondo l’amministrazione comunale ha superato le 90 compravendite concluse con questo schema, contribuendo concretamente al ripopolamento del borgo.
Ecco perché il caso Montieri ha superato i confini nazionali, diventando un riferimento studiato e replicato in Italia e in Europa. «Il modello case a un euro di Montieri è stato ripreso da comuni in molte parti di Italia e di Europa, dalla stampa di tutto il mondo e questo ci rende molto orgogliosi – ricorda lo stesso Verruzzi – anni fa venne a trovarci una rappresentanza dell’assemblea legislativa sud coreana, lo scorso anno siamo stati invitati a parlarne alla Camera dei deputati».





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