L’ultimo, bonario “avvertimento” della premier Meloni agli alleati è di qualche ora fa: gli italiani vogliono le preferenze, perché se resta il Rosatellum ci saranno «inevitabili conseguenze».

Sembra quindi essere tutto interno a Forza Italia il rebus che sta condizionando il cammino dell’emendamento sulle preferenze nella nuova legge elettorale, ora in discussione al Senato. Lega e Noi Moderati hanno da sempre dfato indicazioni di voto a favore delle preferenze, Fratelli d’Italia ne è il promotore, resta quindi aperto solo lo scontro interno agli azzurri, che ha già portato l’emendamento sotto nell’aula di Montecitorio.

Alcune indiscrezioni sulla diatriba interna al partito le anticipa il sempre informatissimo Foglio. Marina Berlusconi – stando alle ricostruzioni pubblicare dal quotidiano di Claudio Cerasa – ricorda che il padre Silvio non ha mai amato le preferenze. La capogruppo al Senato Stefania Craxi rivendica di aver contribuito ad affossarle alla Camera e si dice pronta a rifarlo a Palazzo Madama. Lo scontro si sarebbe fatto duro, solo due giorni fa, tra la stessa Craxi e Letizia Moratti sui dossier economici e sulla sanità, al punto che Antonio Tajani avrebbe ordinato ai parlamentari di uscire. Il segretario per fare il punto e calmare acque agitatissime, ha convocato i gruppi mercoledì prossimo per decidere se votare o meno l’emendamento sulle preferenze.

Dietro tutto questo vi sarebbe la volontà della premier di far approvare la legge e poi andare subito ad elezioni. Tanto che Meloni avrebbe già chiesto il calendario a La Russa e De Priamo, il presidente della commissione Affari costituzionali. Intanto la prossima settimana si esauriscono le audizioni, ben 26, e prima della pausa estiva si fissa il termine degli emendamenti.

Più conciliante la posizione di Stefano Benigni, autore della legge elettorale per conto di Forza Italia: «Voteremo le preferenze, frutto di mediazione, altrimenti è chiaro: si va al voto». Anche perché «se la legge salta – questa la voce che circola in FDI – non saremo generosi con chi ha tradito quando toccherà distribuire i seggi».

Oltre al niet di Marina, ci sarebbero altri maldipancisti in azione. Tanto per cominciare, alla famiglia Berlusconi non piace questa deriva barbara su Bologna, non piace la destra che sta elevando Roggero a totem. E spunta anche la chat dei no preferenze, nata per sabotarla e comprendente circa 20 parlamentari di FI. Cominciano perfino a farsi avanti nomi per sostituire Tajani : Cirio, Occhiuto e Zangrillo, ma nessuno ha il coraggio di lanciare questa ipotesi concretamente.

«E’ lo strano fato di Forza Italia: avevano un leader che era il sole e ora ne hanno uno che deve fare il satellite di Meloni e ricevere segnali dalla stazione spaziale di Segrate», conclude Il Foglio.

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