
Oggi, più che mai, il mondo ha bisogno di donne e uomini coraggiosi, capaci di lavorare sui campi di guerra per liberare la convivenza dal sospetto, il lavoro dall’idolatria del profitto, la tecnologia e la finanza dal business della morte. E’ uno fra i principali, potenti messaggi che Papa Leone XIV ha lanciato, intervenendo ieri al Meeting di Rimini. Accolto da oltre 80mila persone, il Pontefice ha invitato il mondo cattolico a «smascherare i rapporti di potere ingiusti che sono alla radice di povertà e diseguaglianze, della guerra e dei disastri ambientali». Fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Prévost ha parlato di “pace disarmata e disarmante”, una bellissima, immaginifica metafora, che racchiude il senso stesso della sua missione, in un tempo lacerato da conflitti sempre più sanguinosi.
«Al falso realismo, che riarma le menti, le parole e le nazioni, la cultura cattolica ha oggi da opporre il realismo della misericordia, per il quale non possono esistere nemici e tutti, anche gli avversari, sono fratelli e sorelle da guardare negli occhi e incontrare nella verità». Con queste parole Leone si è rivolto alle migliaia di giovani che animano a Rimini la grande kermesse di fine estate originata dall’esperienza di Comunione e Liberazione. Non sono parole di circostanza, ma l’invito a guardare, interpretare e vivere la realtà, forti di un impegno preciso.
Di fronte al numero crescente di conflitti, alle stragi di civili e di bambini da Gaza all’Ucraina, con tante nazioni che investono cifre sempre più ingenti per riarmarsi, il Papa ha richiamato i cristiani a quella che ha definito «l’ora della responsabilità», forti di quella consapevolezza che ci hanno lasciato le guerre del XX Secolo: il male non si combatte col male. E farlo, non serve a niente.
Per rendere maggiormente concreto il messaggio, per fare seguire i fatti alle parole, è arrivato l’annuncio che in tanti aspettavamo. Comincia domani, lunedì 24 agosto, la visita a Mosca del Segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni internazionali, monsignor Paul Richard Gallagher. Quattro giorni di dialoghi e incontri intensi, nei quali sono previsti incontri con le autorità della Federazione russa, con esponenti del Patriarcato di Mosca e con la comunità cattolica, a conferma della volontà della Santa Sede di continuare a percorrere la strada del dialogo, anche in una delle fasi più difficili delle relazioni internazionali a livello globale. L’ultima visita di monsignor Gallagher nella capitale russa risale al novembre 2021, quando incontrò il primo ministro Mikhail Mishustin, il ministro degli Esteri Sergej Lavrov e l’allora responsabile del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, il metropolita Ilarion Alfeev.
La Chiesa cattolica in Russia rappresenta una piccola realtà, ma è proprio alla forza di quella fede che il Papa fa oggi appello affinché, come il granellino di senape evangelico, la speranza cominci germogliare in una terra nel cui governo, finora, allignano solo l’odio e la prepotenza. Mentre l’industria delle armi continua a generare profitti stratosferici, con incrementi medio degli utili netti delle prime dieci esportatrici italiane registrato nell’ordine del 45% nel biennio post-crisi rispetto ai periodi precedenti, l’invito del Papa ad una pace “disarmata e disarmante” potrebbe suonare come un appello privo di concrete possibilità. Eppure, se ci pensiamo, questa è l’unica strada possibile per porre fine a guerre e genocidi.
Renato d’Andria





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