
«Il declino non è inevitabile, ma è la direzione verso cui ci stiamo muovendo se non agiamo con urgenza». E’ il manifesto fondativo di Rhine Group, il nuovo think tank europeo che nasce con una guida autorevole e sicura: quella di Mario Draghi. L’ex presidente della Bce condivide il comando con un altro pezzo da 90 dell’economia: Patrick Collison, fondatore e ad di Stripe e membro del Consiglio d’amministrazione del colosso Meta. Sotto il profilo tecnico, Rhine Group è «un’associazione indipendente e apartitica il cui scopo è favorire il dialogo educativo e sviluppare e promuovere soluzioni di politica pubblica basate sulle evidenze», si legge nei documenti ufficiali. Gli incontri si svolgono secondo la Chatham House Rule: vale a dire che le informazioni possono essere utilizzate, ma non attribuite a chi le ha fornite.
«L’agenda delle riforme è bloccata», spiega a El Pais l’ex eurodeputato liberale Luis Garicano, cui è affidata la direzione operativa di Rhine. Quindi, per rimettere in moto l’agenda, il progetto prevede ricerche commissionate ad esperti e riunioni almeno annuali tra economisti, politici e imprese. Scopo ultimo della nuova creatura è quello di tradurre in fatti le raccomandazioni del rapporto Draghi, pietra miliare dell’economia europea nel 2025, rimasta però senza una piena attuazione. Lo scorso anno infatti la Commissione guidata da Ursula von der Leyen sosteneva di aver già completato oltre la metà delle iniziative previste dalla Bussola per la competitività, ispirata al rapporto di Draghi, ma un audit indipendente citato dal Financial Times considerava pienamente attuate solo 60 raccomandazioni su ben 383.
E ora diamo un’occhiata agli altri partner di Rhine. Oltre a Draghi, Collison e Gallicano, nel board siedono Tobi Lutke di Shopify, Sebastian Siemiatkowski di Klarna e Michael Miebach di Mastercard. C’è anche un altro personaggio strategico: è Jorg Kukies, ex dirigente di Goldman Sachs, sottosegretario, consigliere di Olaf Scholz e ministro delle Finanze tedesco. E ancora, tra i membri figurano le direttrici del Financial Times e dell’Economist, Roula Khalaf e Zanny Minton Beddoes, e l’editore di Le Monde Louis Dreyfus.
Numerosi e quasi tutti di peso gli italiani, qualcuno in una certa continuità col governo Draghi. E’ il caso di Francesco Giavazzi, consigliere economico di Palazzo Chigi, e Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica e la Transizione digitale ed ex
Nell’elenco dei membri figura poi Andrea Pignataro, fondatore di Ion Group, che fornisce software, infrastrutture informatiche e servizi essenziali al settore finanziario e gestisce una mole impressionante di dati sensibili tramite compagini come Cedacri e Cerved. Fra le “menti” accademiche troviamo Francesco Decarolis, professore alla Bocconi, e Lucrezia Reichlin. Docente alla London Business School, siede nei consigli di Morgan Stanley, Ageas e Messaggerie Italiane ed è figlia dello storico dirigente del Pci Alfredo Reichlin e dell’ex parlamentare Luciana Castellina.
Dulcis in fundo, c’è la più sorprendente new entry dell’alta finanza internazionale: è Luca Ferrari di Bending Spoons. Del suo exploit vi parliamo nell’articolo a seguire.





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