Un discorso «ipocrita» nei confronti delle donne, visto che «lei, presidente, in questi anni non ha fatto nulla per frenare l’islamizzazione della condizione femminile in Europa». Un «monologo a senso unico, scollato dalla realtà, in cui parla di “difenderci dalla Cina”, proprio mentre il green deal ha favorito le auto elettriche di Pechino». Durissime, le reazioni di due esponenti dell’opposizione al Parlamento Europeo al Discorso sullo stato dell’Unione pronunciato ieri dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. Le prime, che vi abbiamo proposto, sono del capo delegazione della Lega al Parlamento europeo, Paolo Borchia. Andiamo avanti.

«La decarbonizzazione non può essere la priorità assoluta dell’Ue. Il principale problema è la mancanza di materie prime critiche. Occupiamoci prima di questo, poi di tutto il resto».  Non ha usato mezzi termini nemmeno il capo delegazione di Fdi Nicola Procaccini. Quello sul green deal, costato già ai 27 la perdita di migliaia e migliaia di posti di lavoro – vedi il crollo di Volkswagen – resta uno degli aspetti maggiormente controversi della Commissione europea a trazione centrosinistra guidata negli ultimi otto anni dalla von der Leyen. La quale, però, nel suo discorso insisteva proprio su questo punto.

L’Unione Europea, aveva detto la presidente, «si sta liberando dalla sua tossica dipendenza dai combustibili fossili russi, diventando, dal punto di vista militare, più capace di difendersi che mai, perché ha saputo rivedere il proprio approccio alla sicurezza aumentando la spesa per la difesa di quasi l’80% negli ultimi cinque anni». «Ma l’Unione – ha ribadito von der Leyen – ha più che mai bisogno di diversificare le fonti di materia prime critiche, perché in quest’epoca la nostra prosperità e la nostra sicurezza non può essere costruita solo in patria». «L’Europa – ha proseguito – non può rimanere una potenza industriale se i prezzi dell’energia sono strutturalmente troppo alti. Dobbiamo puntare con decisione sulle nostre energie pulite, economiche e prodotte localmente. Che si tratti di energie rinnovabili o nucleari, di biometano o di altre fonti. Tecnologicamente neutre. Queste energie devono garantirci l’indipendenza e far scendere i prezzi dell’energia».

Non è piaciuto, a Procaccini, nemmeno quello che ha definito «un inchino a Carney, l’ho trovato imbarazzante». La presidente della commissione infatti aveva aperto all’ingresso nell’Ue del Canada, con cui – ha detto – sono già state avviate interlocuzioni. La presenza nell’emiciclo del primo ministro canadese Mark Carney, ieri, era tutt’altro che casuale. «Mark, l’Europa e il Canada credono nella democrazia. Credono che il potere non appartenga ai più forti, ai più ricchi e ai più rumorosi, ma a tutti noi», ha detto von der Leyen. «Credono – aveva aggiunto – che le democrazie abbiano la libertà di scegliere con chi collaborare. Perciò uniamo le forze volontariamente, l’obiettivo è portare la partnership con il Canada al livello più alto possibile». Infine, bisogna «aprire le porte al Canada affinché diventi il primo membro associato dell’Unione europea».

«Possibile che la Gran Bretagna non abbia la precedenza come membro associato? L’Europa non si inchina a nessuno… », ha ribattuto Procaccini.

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