
«Le provocazioni da parte di Mosca si stanno moltiplicando perché Putin ha bisogno di spostare l’attenzione cercando un’escalation con l’Europa da una situazione sul campo della guerra che non sta andando come Vladimir Putin aveva promesso. Dobbiamo chiederci a chi conviene un’escalation e agire di conseguenza, non bisogna reagire alle provocazioni, andrebbe più a vantaggio della Russia che dell’Europa». E’ quanto ha dichiarato la premier Giorgia Meloni intervenendo ieri nella sua missione per l’approvvigionamento di energia in Norvegia, quarto fornitore di gas per l’Italia.
«Ma – ha spiegato – non sono qui solo per questo, per noi la Norvegia è un partner di primo piano in Europa, le nostre sono due nazioni che cooperano in maniera molto forte ed il partenariato può esprimere enormi potenzialità anche in altri settori». In primo piano, durante l’incontro con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, c’è stata ovviamente l’Ucraina. Su questo fronte, ha detto Meloni, sarebbe necessario che l’Europa parlasse con voce sola: «penso che individuare e formalizzare chi parla a nome dell’Europa sarebbe un elemento che rafforza la posizione europea. E attenzione: parlo di Europa e non di Unione Europea». Sostanzialmente, quella che va evitata è la trappola delle provocazioni di Mosca. Secondo la premier la Russia starebbe alzando la pressione al confine europeo per mascherare i problemi strategici, riscontrati nel conflitto ucraino. «Io credo che queste provocazioni da parte di Mosca si stiano moltiplicando. Perché Putin ha bisogno di spostare l’attenzione, cercando un’escalation con l’Europa da una situazione sul campo della guerra in Ucraina che non sta andando come Putin aveva previsto, dichiarato, promesso al suo popolo. E quindi noi dobbiamo chiederci a chi conviene un’eventuale escalation e agire di conseguenza».
Il messaggio di Meloni arriva alla vigilia del voto in Russia. Da oggi, venerdì 18 settembre, e fino a domenica, il paese è chiamato alle urne, in un contesto del tutto privo di candidati indipendenti, competizione reale e osservatori neutrali in grado di verificare la regolarità del voto o dei sistemi elettronici. La consultazione, come sempre, si trasformerà nell’ennesima conferma del potere di Vladimir Putin. Si prevede che Russia Unita di Putin consoliderà il suo controllo sul parlamento, che detiene da 23 anni, affiancata da una manciata di partiti di opposizione nominali che votano regolarmente con il Cremlino sulle questioni più importanti.





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