
Trentadue anni fa l’eccidio di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e della scorta ha cambiato completamente il volto dell’Italia e il corso della Storia. Nulla, da quel giorno, è stato più come prima.
A far scattare il piano che portò alla morte di Falcone decisa da Cosa Nostra tra il 1982 e il 1986 è stato – secondo la Cassazione – il passaggio in giudicato delle condanne del maxiprocesso, un esercito iniziale di 471 imputati di mafia, ratificate dalla Cassazione il 30 gennaio 1992. In quel momento finì la “sospensiva” della ‘fatwa’ che pendeva sul giudice Falcone che istruì ‘u maxi’ con Paolo Borsellino e il pool di Antonino Caponnetto. Cinquantasette giorni dopo Capaci, ci fu la strage di Via D’Amelio.
Ricordiamo che nel 2023, a trent’anni di distanza dall’esplosione del 23 maggio 1992, la Cassazione ha condannato definitivamente all’ergastolo i quattro mafiosi accusati di aver preso parte all’organizzazione della strage e di aver reperito l’esplosivo che sventrò l’autostrada per Palermo e inaugurò la stagione stragista ed eversiva di Cosa Nostra.
Sono così diventate definitive le condanne al carcere a vita per Salvatore Madonia, Giorgio Pizzo, Cosimo Lo Nigro e Lorenzo Tinnirello.
Nel 2008 la Cassazione aveva condannato come mandante della strage di Capaci il ‘gotha’ di Cosa Nostra, nonché gli esecutori materiali, tra i quali Giovanni Brusca, che azionò il telecomando.
Le condanne non sono bastate a calmare l’inquietudine di quanti, ancora oggi, chiedono verità e giustizia sui mandanti a volto coperto di quelle stragi. E i tanti depistaggi – ormai accertati – sia nei processi Borsellino, sia in quello sul presunto rapporto Stato-mafia, di sicuro non aiutano.
Certo è che il tremendo intreccio fra il braccio armato di Cosa Nostra e le “menti finissime” che in ambiti altolocati avevano condannato a morte Falcone e Borsellino, è servito da spaventoso “monito”, tanto alla politica, quanto alla magistratura, mai più riuscite a toccare quelle vette d’investigazione e di rigore politico-giudiziario incarnato dai due magistrati.
Il coraggio, l’eroismo di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino però restano. E sono ancora oggi la più grande lezione per tutte le generazioni di italiani, quelle presenti e quelle che verranno.





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