«L’Italia deve affrontare le sfide demografiche per mitigare gli effetti sulla crescita a lungo termine e ottenere finanze pubbliche sostenibili». Inoltre deve «aumentare la concorrenza e migliorare la regolamentazione in alcuni settori a stimolo della crescita». Parole della Commissione europea uscente, che detta le regole al nostro Paese nel suo Rapporto 2024 sull’Italia. Del calo demografico ci siamo occupati più volte su quest giornale, ed anche l’articolo di oggi sull’allarme lanciato dalla Caritas per le emergenze delle famiglie con bambini, aiuta a comprendere perché questo calo della natalità sembra inarrestabile. A meno che – come abbiamo ribadito più volte – l’Italia non sappia almeno imitare il modello di Paesi come la Svezia, dove ogni trentenne ha già due figli, lavora e gode di un welfare impeccabile. Sappiamo che si tratta di miraggi inarrivabili, ma restano pur sempre modelli da seguire, se vogliamo evitare il declino definitivo degli italiani nei prossimi 50 – 100 anni.

Torniamo ai “precetti” della Commissione. «L’Italia dovrà poi riformare il sistema fiscale per fornire maggiori incentivi alla crescita, con particolare attenzione alla riduzione del cuneo fiscale sul lavoro». Poi viene il peggio: «l’analisi della sostenibilità del debito indica rischi elevati nel medio termine. Secondo le proiezioni decennali di base, il rapporto debito pubblico/Pil aumenta costantemente fino a circa il 168% del Pil nel 2034. La traiettoria del debito è sensibile agli shock macroeconomici. Secondo le proiezioni stocastiche, che simulano un’ampia gamma di possibili shock temporanei alle variabili macroeconomiche, esiste un’alta probabilità che il rapporto debito/Pil sia più elevato nel 2028 che nel 2023». Infine, l’auspicio che l’Italia «possa migliorare l’adempimento fiscale aumentando le fonti di dati disponibili per audit e controlli, incoraggiando l’uso dei pagamenti elettronici e riducendo i costi di conformità per i contribuenti».

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