Con un pianeta sempre più infiammato da guerre e massacri, i partecipanti al Vertice NATO di Washington per celebrare i 75 anni dell’Alleanza Atlantica hanno parlato ben poco di processi diplomatici tesi alla pacificazione e forse troppo della visita del primo ministro ungherese Viktor Orban a Mosca.

Per gli alleati della Nato la visita di Orbán a Mosca «non è stata necessaria e non ha riconosciuto che la Russia sia l’aggressore e gli ucraini le vittime del conflitto in corso dal 2022». Aperte critiche, dunque, alle aperture del primo ministro ungherese, che non sarebbero «state utili e non fanno avanzare la causa della pace», come invece dichiarato da Orban al suo ritorno da Mosca..

Secondo l’ex ambasciatore statunitense presso la Nato Ivo Daalder, Orbán non ha il potere di essere così trainante, perché «troppo insignificante e troppo piccolo per avere un impatto sulla sicurezza occidentale». 

«Orban – ha commentato più saggiamente il vicepremier italiano e ministro degli Esteri, Antonio Tajani – rappresenta l’Ungheria quando fa questi viaggi senza un mandato da parte dell’Unione europea, non rappresenta la Ue». «Come primo ministro ungherese è libero di fare i viaggi che ritiene opportuno fare, però prestando attenzione anche a non indebolire l’unità, che rappresenta il punto di forza dell’Occidente, dell’Europa e della Nato», ha aggiunto Tajani. Ricordiamo che l’Ungheria, ora presidente di turno della Ue, ha definito questi viaggi tra Kiev-Mosca-Pechino come missioni “in nome della pace”, proprio in un periodo nel quale le missioni in tal senso sembrano essersi fermate e cadono nel vuoto anche i ripetuti, accorati appelli di Papa Francesco.

 Il punto resta sempre quello dell’odio contro la Russia, oggi peraltro motivato dalle azioni cruente contro i civili ucraini. «La Russia non prevarrà», ha esordito  Joe Biden aprendo i lavori del vertice della Nato ed annunciando nuovi sistemi di difesa aerea all’Ucraina insieme agli alleati.

E anche l’adesione dell’Ucraina alla Nato sembra ormai solo una questione di tempo. All’indomani dei nuovi terribili attacchi della Russia contro un ospedale pediatrico a Kiev, al suo 75esimo summit a Washington l’Alleanza atlantica alza la voce contro Vladimir Putin rafforzando il suo impegno nei confronti di Volodymyr Zelensky e garantendogli il tanto agognato ingresso nel patto difensivo più potente e duraturo della storia. Gli alleati hanno concordato sul termine “irreversibile” – che dovrebbe comparire nella dichiarazione finale del vertice – per definire il percorso dell’Ucraina verso l’adesione al patto.

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