Per l’Istat, a luglio l’inflazione in Italia risale all’1,3%. Eurostat fa sapere che nell’area euro cresce al 2,6%. Come vi avevamo anticipato in precedenti articoli, non si arresta la speculazione sulla fornitura di fobti energetiche, che continua a penalizzare pesantemente l’economia italiana.

Ed è la tensione sui prezzi dei prodotti energetici a causare la crescita dei prezzi registrata in Italia a luglio: +0,5% su giugno, +1,3% sull’anno. «La componente energetica – spiega in una nota Confesercenti – ha svolto in Italia un ruolo maggiore nel guidare le oscillazioni dei prezzi, soprattutto perché le politiche di contrasto al caro-energia in alcuni Paesi si sono concretizzate in misure volte appunto a stabilizzare i prezzi, mentre in Italia l’approccio prevalente è stato quello di fornire sostegni mirati a favore di famiglie ed imprese per fronteggiare il caro bollette».

Dal punto di vista dell’inflazione al consumo, ne deriva che il contributo dell’energia all’inflazione italiana è maggiore nella fase di crescita, soprattutto con l’eliminazione delle agevolazioni sugli oneri cosiddetti impropri, introdotte subito dopo l’esplosione del conflitto russo-ucraino”. 
Per Confesercenti «il quadro complessivo resta ancora incerto, complice la difficile situazione internazionale. Tra gli obiettivi fondamentali in questa delicata fase per l’economia resta il consolidamento del recupero del potere d’acquisto delle famiglie, perduto dopo due anni di impennata dell’inflazione, e dunque la ripresa dei consumi: in questa direzione va anche il nostro auspicio verso un più significato sostegno da parte della Bce, con un più veloce ritmo di riduzione dei tassi di interesseı. 

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