
«Bisogna vigilare affinché l’autonomia differenziata venga ben applicata. In Consiglio dei ministri ho ribadito che, per quanto riguarda il commercio estero, c’è una competenza unitaria nazionale: non si può pensare che le Regioni sostituiscano lo Stato. Serve una politica nazionale, l’export costituisce il 40% del Pil. Non possiamo scherzare su questo argomento. Bisogna essere chiari, anche sulle competenze, che non vogliono siano sottratte al ministero degli Esteri». Le rassicurazioni del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non sono bastate ad arginare la valanga di firme che sta riscuotendo il referendum abrogativo dell’autonomia differenziata, lanciato dalle opposizioni.
Sulla piattaforma pubblica, attivata giovedì 25 luglio, fino a ieri sarebbero già state raggiunte le 500mila firme necessarie.
«Questo – dicono i rappresentanti dei comitati promotori del referendum – non deve far dimenticare lo sforzo che l’ampia coalizione organizzata dalla Cgil svolge quotidianamente, in una delle estati più calde di sempre, per raccogliere con i banchetti le firme dialogando con le persone, rispondendo a domande, informando sui contenuti della legge 86. Noi dei Comitati, lì dove siamo presenti, ogni giorno, anche più volte al giorno, organizziamo banchetti per raccogliere le firme. E partecipiamo volentieri a quelli di altre forze in campo: banchetti unitari, come unitaria è la volontà di restituire la parola a cittadine e cittadini».
Il referendum abrogativo punta a cancellare la legge 86, che stabilisce la procedura attraverso cui le regioni a statuto ordinario potranno chiedere autonomia differenziata fino a 23 materie (sanità, istruzione, infrastrutture, ambiente, governo del territorio, sicurezza sul lavoro e molte, molte altre).
Roberto Calderoli, padre della riforma, ha ripetuto più volte che l’attribuzione di ulteriori e differenziate forme di autonomia alle regioni a statuto ordinario è una riforma a costo zero.
«Il vero spacca Italia – sbotta Luca Zaia – sarà proprio il referendum. La sinistra che raccoglie firme avrà enormi difficoltà a spiegare la sua contrarietà nei territori». «Chi è contro l’autonomia differenziata – aggiunge il governatore del Veneto – è contro la nostra Carta, e chi non vuole cambiare è perché vuol restare in questa situazione».
«Si tratta – osserva Renato d’Andria, economista, presidente della Fondazione Salvemini – di una questione estremamente delicata. Come ho già avuto modo di dichiarare, la Legge 68 in sé non può che apportare benefici, anche per quelle Regioni del Sud dove per decenni si è andati avanti con sprechi e corruttele, ma oggi si dovrà adottare la politica del rigore nella spesa pubblica».
«Tuttavia – tiene a precisare d’Andria – molto dipenderà dalle modalità di attuazione di questa riforma, che sono tuttora in itinere e fonte di confronti anche all’interno della maggioranza. Ci auguriamo che prevalga il buon senso. Che vuole siano lasciate allo Stato centrale le competenze strategiche, ad esempio, come ha detto Tajani, il commercio con l’estero, responsabilizzando le singole Regioni sulle attività ordinarie e quotidiane al servizio dei cittadini».





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