
Che la politica di smantellamento delle sedi produttive italiane da parte di Stellantis, divenuta ormai quasi definitivamente un marchio francese, è ormai chiaro da tempo. Ultimo segnale, l’allarme lanciato dal segretario generale della Uilm, Rocco Palombella: «Lo stabilimento di Grugliasco è stato chiuso – afferma in una nota – lo stabilimento Ciro Menotti di Modena, fiore all’occhiello del Tridente, è quasi fermo e l’Innovation Lab di Modena sta per essere smantellato, mentre a Mirafiori è cessata la produzione di Levante e a Cassino si producono poche unità di Grecale. Tutto questo ha portato a migliaia di lavoratori in cassa integrazione, alla perdita di posti di lavoro e di preziose professionalità, che in molti casi hanno rafforzato i competitor».
Fatto sta che l’azienda italiana, storica produttrice di auto di lusso, è una delle realtà più in sofferenza dell’intero gruppo Stellantis. Lo scarso successo riscosso dagli ultimi ingressi nella gamma avevano alimentato le indiscrezioni circa una cessione del marchio a Ferrari, mai smentite dalla holding.
Ma ad agitare gli animi erano state anche alcune recenti dichiarazioni dell’AD Carlo Tavares, che sostanzialmente aveva aperto alla cessione dei brand non redditizi: «Fuori i marchi che non fanno profitto!».
A gettare acqua sul fuoco ci ha pensato il presidente di Stellantis John Elkann. Non è allo studio la vendita – dichiara – e neppure l’intenzione di aggregare il Tridente ad altri gruppi italiani del lusso. «Resta l’impegno incondizionato per il brillante futuro di Maserati come unico marchio di lusso dei suoi 14 brand – aggiunge Elkann – e ciascuno di essi ha un orizzonte di 10 anni per costruire un business redditizio e sostenibile», ha continuato, pur dovendo ammettere «che la volatilità del mercato e le situazioni temporanee possono causare fluttuazioni».
Rassicurazioni che non convincono Carlo Calenda. In un post su X il leader di Azione ha ricordato i suoi anni trascorsi a rilanciare i marchi storici dell’automotive targato Italia. «Ma oggi – scrive – Maserati sta scomparendo, le vendite sono crollate e così la produzione. Si chiudono i centri di ricerca e non c’è un piano industriale. Ho lavorato al rilancio di Maserati dal 1998 al 2004. Vedere tutto sgretolarsi nell’indifferenza generale è triste».
Certo è che a fine luglio sono state tolte le insegne Maserati allo storico stabilimento di Grugliasco, che Stellantis aveva chiuso nel 2023. ora lo ha messo in vendita e si aspettano nuovi proprietari. Peccato.





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