Agosto rovente per Stellantis, l’ex gloriosa Fiat che continua ad essere sempre più francese e sempre meno italiana, con lo Stato francese che ha in mano il 6,2% di quote tramite BPI. Inoltre Stellantis ha acquisito il 21% delle quote di Leapmotor, dunque anche la Cina avrà il suo peso nelle decisioni della dirigenza. Secondo quanto pubblicato dal quotidiano La Verità, c’è il serio rischio di vedere aumentare la quota di Peugeot da 7,1 al 9,6%, con la cassaforte di Elkann e di Exor che invece è bloccata a 14,2%.

Lo spettro della cassa integrazione è già concreto. In prima linea, come sempre, lo stabilimento di Pomigliano d’Arco, dove i lavoratori si fermeranno cinque giornate (26 agosto, 6, 13, 20 e 27 settembre), a causa della “complessa situazione di mercato”. Le rassicurazioni dell’ad Carlos Tavares e quelle, più recenti, arrivate dalla delegazione del gruppo al Tavolo Automotive, non convincono. Impegni presi e poi non assolti, strategie che si sono rivelate un flop, inversioni a U obbligate sui piani precedentemente annunciati, lo storico marchio Maserati in caduta libera e il rebus Gigafactory di Termoli, senza contare i problemi dei singoli impianti italiani.

Su una situazione già così complicata si profila il peso del nuovo corso relativo agli incentivi dal 2025 al 2030: un piano quinquennale da 5,75 miliardi destinato a premiare solo i veicoli che avranno componenti italiane ed europee. Quindi, al momento, dovrebbero essere escluse le novità (anche se elettriche) di Leapmotor, socio di Stellantis, in arrivo sul mercato europeo direttamente da Pechino. Il primo a lanciare l’allarme sull’occupazione è stato Ferdinando Uliano, segretario generale Fim Cisl. A rischio, per il sindacato, sono circa 25mila posti di lavoro tra indotto e Stellantis. «Nel 2025 arriveranno al capolinea gli ammortizzatori sociali – avverte Uliano – e, se non si interverrà per tempo, ci saranno licenziamenti di massa. Se le cose non cambieranno, almeno 12mila posti riguardano i siti di Stellantis e altrettanti, se non di più, quelli della componentistica».

E sono in tanti a scommettere che sarà sempre più difficile per John Elkann far sì che i marchi italiani possano essere quanto più competitivi possibile e soprattutto si trovino nelle condizioni migliori per affiancare o superare la concorrenza che giunge proprio da Francia e Cina.

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