
Si avvicinano a grandi passi le Regionali in Liguria dopo le dimissioni “forzate” dell’ex presidente Giovanni Toti. Mentre per il centrodestra manca ancora il nome, a sinistra vanno avanti le prove generali di campo largo. Con una serie di paletti e difficoltà.
Il candidato unitario dovrebbe essere Andrea Orlando, storico esponente del PD nonché ministro della Giustizia col premier Matteo Renzi. Ma è proprio Italia Viva a tenere sui carboni ardenti l’ipotesi di coalizione unitaria. Disertando, tanto per cominciare, il tavolo degli alleati che si è riunito nei giorni scorsi.
Il nodo, spiegano i bene informati, riguarda la presenza stabile di IV nella giunta di centrodestra di Genova guidata dal sindaco Marco Bucci. Renzi, che pure ha chiesto di entrare nel campo largo, non sembra intenzionato ad uscire dalla giunta, dove ha un assessore, Mauro Avvenente, e sostiene la maggioranza con due consiglieri. La trattativa sembra tutta in salita, ma va avanti.
E poi ci sono i distinguo di Carlo Calenda che, se non si stabilisce un minimo di programma unitario, dichiara di non voler entrare. Il centrosinistra si sta confrontando sulla candidatura del deputato Pd Andrea Orlando, ex ministro della Giustizia nel Governo Renzi .«Massima stima per Orlando – ha dichiarato Calenda al Corriere della sera – ma l’ingresso di Azione nell’alleanza dipende dal programma del candidato, chiunque sia». A cosa si riferisce esattamente il leader di Azione? «Dalla politica estera al superbonus – snocciola nell’intervista al Corriere – dalla transizione verde al salario minimo».
Ma la “bestia nera” di qualunque intesa congiunta per un eventuale campo largo – e non solo in Liguria – resta l’invio delle armi in Ucraina. M5s e Avs sono per il “no”, Pd e centristi per il “sì”. E poi c’è proprio il salario minimo: la proposta di legge non è stata firmata da IV, senza contare il referendum della Cgil contro il jobs act, la riforma simbolo del governo guidato da Renzi.
Il colpo di grazia però potrebbe arrivare dallo spartiacque sulla giustizia: C’è poi la giustizia, con IV e Azione che considerano giustizialiste le posizioni del M5s e quelle del Pd.





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