Buone notizie / Meno tasse per gli italiani rispetto ai francesi

Apro questo Editoriale con le buone notizie che arrivano dalla CGIA di Mestre, Osservatorio rigoroso ed imparziale degli andamenti socio-economici nel nostro Paese.

«Gli italiani – si legge nel recentissimo dossier della CGIA – non sono più i maggiori tartassati tra i cittadini dell’Area Euro. Attualmente, tale primato negativo spetta alla Francia, che sta attraversando una crisi politica, sociale ed economica molto preoccupante».

Ma c’è di più: «In termini di crescita del Pil pro capite, consumi e investimenti – prosegue il rapporto – l’Italia ha ampiamente superato la Francia nel corso di quest’anno; quest’ultima ci precede esclusivamente per quanto concerne il carico fiscale».

Il premier Giorgia Meloni

Del resto, già tutta una serie di indicatori ufficiali aveva cominciato a certificare il buon andamento dei conti in Italia. Ricorso solo che l’Ocse ha confermato la crescita del Pil 2025 al + 0,6 e che le tre principali agenzie di rating (Fitch, Moody’s e S&P) assegnano all’Italia, outlook positivi. Quanto al debito, gli analisti di Equita e Intesa Sanpaolo prevedono upgrade che potrebbero portare risparmi significativi sugli interessi. 
Su un altro punto strategico, il rapporto deficit/Pil, va detto che Sole 24 Ore Radiocor e la stessa Fitch prevedono che possa calare quest’anno al 3,1%, con un’ulteriore riduzione del deficit nel triennio 25-27, grazie a una performance del gettito fiscale.

Sulla stessa linea la crescita stimata del Paese, ipotizzata, sempre da Fitch, di uno 0,6% nel 2025, ma con un’accelerazione media dello 0,8% nel biennio 26-27, grazie a domanda interna e investimenti.

Restano sul tappeto alcuni nodi, che ovviamente non era possibile sciogliere tutti contemporaneamente, a cominciare dal «livello più basso di crescita delle retribuzioni medie», prosegue l’analisi della CGIA, ma ostacoli allo sviluppo sono anche variabili come le resistenze della burocrazia, i costi energetici e i deficit infrastrutturali: tutti fattori che continuano a condizionare negativamente la competitività del nostro sistema produttivo. «Tuttavia – questo il parere degli analisti veneti – abbiamo superato con maggiore slancio dei principali big europei gli effetti delle crisi che si sono succedute nel triennio 2020-2022, riconducibili, in particolare, al Covid e all’impennata dei costi energetici che ha sospinto all’insù l’inflazione». 

Un’Italia, dunque, che può guardare con fiducia al futuro, pur all’interno di una contingenza geopolitica internazionali fra le più difficili dal dopoguerra ad oggi. Per affrontarla occorrono nervi saldi e mano sicura. E’ quello che – a nostro giudizio e non solo – sta facendo il governo in carica.

E noi dalle colonne di questo giornale ve lo racconteremo, passo dopo passo.

Renato d’Andria

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