
Durissimo l’editoriale pubblicato oggi da Agensir, l’Agenzia di stampa che fa capo alla Conferenza dei Vescovi, contro il lungo discorso tenuto ieri da Trump per illustrare il piano in 20 punti su Gaza concordato con Tel Aviv. La testata si affida a Pasquale Ferrara, ex ambasciatore, docente di Diplomazia e negoziato, per attaccare il piano, definito «un coacervo di proclami, promesse, minacce e alcune misure concrete».
Questo, in estrema sintesi, il piano. Via Hamas da Gaza, liberazione di tutti gli ostaggi in cambio del rilascio di 250 palestinesi condannati all’ergastolo e 1.700 abitanti di Gaza detenuti senza processo in Israele dopo il 7 ottobre, riapertura dei valichi per consentire l’accesso degli aiuti umanitari. Inoltre, nessun palestinese di Gaza sarà costretto a lasciare la Striscia e Israele non occuperà o annetterà né Gaza né la Cisgiordania.
I paesi arabi – ha detto Trump – stanno già lavorando per indurre Hamas all’accordo. Per loro ci sarebbe la promessa della non punibilità e della garanzia di un passaggio sicuro se volessero riparare all’estero.
il governo della Striscia sarebbe affidato a un comitato palestinese “tecnocratico e apolitico”, con la “supervisione” di un board capitanato da Tony Blair, mentre la sicurezza dovrebbe essere garantita da una “Forza internazionale di stabilizzazione”, chiamata a subentrare progressivamente all’esercito israeliano.
«L’impressione – attacca Ferrara – è che in tutta questa congerie di operazioni da mettere in atto, Gaza e i Gazawi siano trattati come un oggetto di cui disporre a piacimento, con totale disprezzo della storia millenaria della Striscia e della dignità del suo popolo». E tutto questo «con vilipendio delle decine di migliaia di morti innocenti, da rimuovere (metaforicamente ma molto verosimilmente anche fisicamente) assieme alle macerie».
In sostanza, «Gaza diverrebbe una via di mezzo tra la famosa “riviera” e un protettorato, decretato però arbitrariamente da una coalizione di Stati e non dalle Nazioni Unite, mentre non vi è alcuna menzione dell’Autorità nazionale palestinese».
«Basterebbe – taglia corto Ferrara – invece di questa costruzione barocca, ritornare a una formula antica, ma ancora attuale: “land for peace”, cioè una terra per i palestinesi e una per gli israeliani, e la pace in tutta la regione».
La Fondazione Gaetano Salvemini ritiene ampiamente condivisibile la critica dei Vescovi italiani, specie in considerazione del sangue versato dai palestinesi, da migliaia di bambini caduti sotto le bombe mentre cercavano cibo stremati dalla fame. Va comunque dato atto di questo primo tentativo concreto, che porta con sé la speranza di una fine della barbarie in atto sulla Striscia di Gaza.





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