
Ieri, 2 maggio 2026, l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha festeggiato la conquista di secondo Governo più longevo della Storia repubblicana: 1.288 giorni di attività, a partire dal 22 ottobre 2022. Sul podio resta ancora, fino ad oggi, il primato del Berlusconi II, saldamente al primo posto con 1.412 giorni in carica (dall’11 giugno 2001 al 23 aprile 2005). Ma il 4 settembre prossimo potrebbe scattare quel tanto atteso primato assoluto. «Non lo vivo come un traguardo da festeggiare – ha commentato sui social la premier – ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani. Grazie a chi continua a sostenerci, a credere nel nostro lavoro e nella serietà del nostro impegno». «Andremo avanti con determinazione per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’interesse nazionale».
E non c’è dubbio che l’interesse della Nazione sia stato sempre la stella polare che ha guidato questo Governo fin dal suo insediamento, al punto che questo è un dato riconosciuto perfino dagli avversari politici, ancor più incontrovertibile se si guarda all’azione sul piano internazionale.
Ma proprio la difficile contingenza che agita il pianeta, con due conflitti tuttora furiosamente in corso portatori di gravi riflessi socioeconomici anche sull’Italia, creano ostacoli sul cammino che il Governo Meloni ha davanti a sé per completare la legislatura.
I risultati, certo, ci sono stati. Sempre ieri, l sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, ha ricordato: «Quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato in più in 1.288 giorni di governo Meloni. Poco meno di 1.000 posti di lavoro stabili in più ogni giorno. Questi sono i risultati concreti per l’Italia grazie a un governo serio e stabile». Senza contare provvedimenti come il Piano Casa, con centomila nuovi alloggi previsti in dieci anni ed uno stanziamento di risorse straordinario da parte dell’esecutivo.
Il più recente sondaggio, diffuso due giorni fa durante Porta a Porta, ci dice che Fratelli d’Italia si conferma primo partito attestandosi al 29%. Segue il Pd di Elly Schlein al 22% che cala di mezzo punto percentuale (-0,5%). Il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte si attesta al 13,5% crescendo dello 0,5%. Forza Italia all’8% perde mezzo punto (-0,5) come la Lega al 7% (-0,5%). Quasi un testa a testa fra il centrodestra, al 46%, e il Campo largo, dato al 45%.
Un’incognita sicuramente non prevista all’inizio, quasi una “mina vagante”, resta Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che si collocherebbe al 4%, salendo dello 0,5%. Se i dati dovessero essere confermati di qui al voto del 2027, il dilemma sarebbe quello se spostare l’asse dell’esecutivo con un brusca virata a destra, accogliendo la formazione di Vannacci, oppure tirare dritto con le riforme, facendo seguire al Piano Casa norme innovative nel segno del risanamento economico per famiglie ed imprese e di una più accentuata, concreta giustizia sociale.
Dal nostro punto di vista, in quanto saldamente fermi ai principi liberali della Social Democrazia, qui alla Fondazione Gaetano Salvemini continuiamo a credere che questa seconda strada sia quella da perseguire. Al Governo non mancano competenze ed energie per portarla avanti, ma occorrono segnali concreti, fin dai prossimi mesi, che riportino nelle casse degli italiani le risorse economiche necessarie, finora negate da vincoli comunitari come il Patto di stabilità. Sosteniamo quindi le posizioni assunte dal ministro Giancarlo Giorgetti e dal vicepremier Matteo Salvini, quando si assumono la responsabilità di affrontare l’Europa su questo strategico argomento. Perché, fino a quando non aumenteranno i sostegni economici, come quelli che arrivarono dopo la crisi pandemica, un Paese provato dalla crescita dei prezzi, pur se derivante dalla crisi internazionale, non proverebbe ad analizzarne le cause, ma potrebbe facilmente lasciarsi andare alla protesta. E non manca certo chi riuscirebbe a strumentalizzarla.
RENATO D’ANDRIA





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