
Culminano in queste ore le manovre intraprese da Viktor Orbán per legittimarsi sul piano internazionale con l’annuncio a sorpresa, dato da Trump: il vertice con il leader del Cremlino si terrà proprio in Ungheria.
«Budapest – ha dichiarato subito Orbán – è l’unica sede in Europa adatta per un vertice di pace tra Stati Uniti e Russia, in grado di offrire un contesto affidabile, sicuro e politicamente stabile. Non c’era altra scelta». «Potete contare su di noi!», avrebbe aggiunto il presidente ungherese nel corso di una telefonata con Putin, non senza rincarare la dose nei confronti di quella UE che sembra ancora guardarlo con sospetto: «l’Ungheria è di fatto l’unico Paese che sostiene la pace se si guarda la mappa politica dell’Europa».
Resta il problema gigantesco della CPI, quella Corte Penale Internazionale che già da tempo ha spiccato un mandato d’arresto nei confronti di Vladimir Putin per crimini di guerra.Tanto che il ministero degli Esteri ungherese si è dovuto affrettare a chiarire che l’Ungheria garantirà allo Zar di poter entrare nel Paese senza problemi: «siamo pronti a creare le condizioni appropriate affinché i presidenti americano e russo possano tenere colloqui in condizioni di sicurezza e pace». La Corte Penale non molla, meno che mai le autorità di Bruxelles, anche perché il leader russo per giungere a Budapest dovrà sorvolare diversi stati dell’Unione Europea, che sostengono le decisioni della CPI. Quindi, se anche l’Ungheria dovesse mantenere il proposito – annunciato da Orbán – di uscire dalla Corte Penale Internazionale, il problema resterebbe tutto.
Come andrà a finire? Secondo le previsioni di attenti osservatori, si troverà una sorta di salvacondotto per Putin pur di salvare un vertice decisivo per porre fine al sanguinoso conflitto in Ucraina. Funzionerà? Noi non possiamo che augurarcelo.





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