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Preoccupa, e non poco, l’ultimo sondaggio elettorale in Germania, secondo il quale Alternative für Deutschland (AfD), il partito di estrema destra, è tra il 25 e il 26% delle preferenze, superando quindi la tradizionale alleanza CDU/CSU, che resta ferma al 23-24%.

Il partito guidato da Alice Weidel, secondo l’ex segretario generale della CDU Peter Tauber, sarebbe stato addirittura favorito da quel costante boicottaggio che finisce con l’alimentare la base dell’AfD.

Un’apertura arriva da Andreas Rödder, ex presidente della Commissione valori fondamentali della CDU, secondo il quale, nel rispetto di precise “linee rosse”, una forma di dialogo sarebbe politicamente necessaria soprattutto nelle regioni dell’Est, dove la memoria della DDR influenza ancora il consenso elettorale.  

La linea di CDU e CSU resta comunque improntata ad una netta esclusione di rapporti politici col partito di Weidel. Martin Huber, segretario generale del partito bavarese, ha definito qualsiasi collaborazione con l’AfD «dannosa per la Germania», «un pericolo per l’unità dell’Unione cristianodemocratica». Sono ampiamente condivisibili le posizioni di Huber, anche perché l’esponente politico ha richiamato apertamente le posizioni filo-russe e anti-Nato di alcuni parlamentari dell’AfD, sottolineando come i contatti con il Cremlino non possano essere interpretati come patriottismo ma come “tradimento”.

Ma la leader dell’AfD fa orecchie da mercante e dichiara che la crescita nei sondaggi è un’opportunità per spingere la CDU/CSU verso un’apertura futura.  

«Qualunque ipotesi di alleanza con un partito di estrema destra come l’AfD – dichiara l’ex segretario PSDI Renato d’Andria – sarebbe un danno incalcolabile per l’immagine stessa della Socialdemocrazia, in Germania così come in ogni parte del mondo. Ma al danno d’immagine si aggiungerebbe quello politico, con la fuga degli elettori da una CDU che, invece, deve restare il baluardo delle libertà e della giustizia sociale».

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