
Mentre la manovra approda in Senato cominciano ad arrivare, ovviamente, voci di dissenso da parte di alcune categorie produttive, in primis dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, che ieri ha dichiarato esserci «ancora margini» per cambiarla.
Più cauti i rappresentanti delle banche, pur essendo questo il comparto più colpito, con un gettito aggiuntivo di 9,6 miliardi di euro. Nell’audizione di ieri sera il dg dell’Abi Marco Elio Rottigni ha enumerato le diverse misure previste della manovra che comporteranno un gettito aggiuntivo di 9,6 miliardi di euro in quattro anni, ma anche mancati ricavi per la mancata liquidità che, impiegata senza sforzo in titoli di stato, renderebbe 800 milioni di euro fino al 2030. Ma tutto questo senza alcun tono polemico. I più attenti osservatori attribuiscono tanta cautela al recente altolà del vicepremier Matteo Salvini che già da qualche settimana ha minacciato più volte di aumentare il contributo, continuando a chiedere «qualcosa in più…», aggiungendo che « se le banche lo facessero sarebbe un bel segnale».
Nei soli 5 minuti di audizione, Rottigni ha precisato che le banche avrebbero preferito, come avvenuto lo scorso anno, un contributo di anticipo della liquidità, senza impatti sul patrimonio. E invece in manovra, dopo il via libera dato nei giorni scorsi dal governatore di Bankitalia Fabio Panetta, arriveranno aumento delle aliquote Irap, differimento di deducibilità fiscale, e sblocco delle riserve.





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