Aumentano i giovani al lavoro nei campi, con un incremento del 18% nel secondo trimestre del 2025 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, evidenziando un ritorno degli under 35 in agricoltura dove le tradizionali mansioni si integrano sempre più spesso con nuove forme legate alla diffusione della digitalizzazione e della multifunzionalità. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat diffusa in occasione della consegna dei premi Oscar Green regionali che ha inaugurato il grande Villaggio contadino di Bologna. L’aumento degli occupati dipendenti under 35 in agricoltura, saliti a 122mila unità, va in controtendenza rispetto al dato generale che vede un calo del 2% dei giovani in tutti i settori, dall’industria ai servizi.

Alle tradizionali attività di gestione, di raccolta e di allevamento, si stanno affiancando nuove figure professionali che vanno da quelle “multifunzionali” a quelle ad alta specializzazione tecnologica, capaci di supportare le imprese nella digitalizzazione della propria azienda, sfruttando le nuove opportunità offerte dall’Agricoltura 4.0.

Tra le prime si registra una domanda per profili che vanno dal trattorista al taglialegna fino al potatore, ma anche per quelle innovative all’interno dell’impresa agricola come l’addetto alla vendita diretta di prodotti tipici, alla macellazione, alla vinificazione o alla produzione di yogurt e formaggi.Tra le seconde, alcuni esempi sono il data analyst agricolo che analizza i dati provenienti da sensori e macchine per ottimizzare operazioni e rese. Lo specialista in agricoltura di precisione utilizza Gps, satelliti e sensori per gestire le colture riducendo gli sprechi. Il prompt manager agronomico professionista supporta le imprese nell’uso dell’intelligenza artificiale per prevedere condizioni, ottimizzare risorse e migliorare la produttività.

Non è un caso se per il 73% l’agricoltura è oggi capace di creare tante opportunità per i giovani: secondo il rapporto 2025 Coldiretti/Censis, la convinzione è spinta dalla consapevolezza che il modello delle tipicità locali e lo sviluppo di filiere del cibo nei territori sono in grado di generare sviluppo e occupazione di qualità e, anche, di promuovere sostenibilità e rispetto di ambiente e qualità del vivere sociale.

La punta più avanzata dalla digitalizzazione dei campi è rappresentata peraltro proprio dalle giovani imprese. Non a caso – sottolinea Coldiretti – secondo l’ultimo rapporto della Rete Rurale nazionale, la produttività media per superficie delle imprese giovanili italiane è pari a 4500 euro per ettaro, doppia rispetto a quella europea e francese, ma è superiore anche a quella della Germania e soprattutto della Spagna, grazie alla maggiore specializzazione in coltivazioni ad elevato valore aggiunto.

Secondo un’analisi Coldiretti su dati Centro Studi Divulga, sono circa 50mila le aziende under 35 al lavoro nelle campagne italiane. In valore assoluto le regioni con il maggior numero di imprese agricole giovanili sono la Sicilia (6.100 aziende), la Puglia (5.000 aziende) e la Campania (4.800 aziende). Una presenza importante che viene però messa a dura prova dai troppi ostacoli che impediscono o rallentano l’ingresso e la continuità nella gestione delle imprese agricole: la mancanza di accesso al credito, la burocrazia, la carenza di infrastrutture e il limitato accesso alla terra.

«Nonostante le numerose difficoltà, i giovani agricoltori italiani si confermano come i più resistenti all’interno del complesso scenario dell’imprenditoria giovanile e ciò rappresenta una base di partenza fondamentale per affrontare e vincere la sfida del ricambio generazionale», ha ricordato il delegato nazionale dei Giovani Coldiretti Enrico Parisi.

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