
Un Paese che impone la sua crescente autorevolezza nei contesti internazionali e conquista risultati insperati sul piano dei conti pubblici. E’ la fotografia dell’Italia in questo fine 2025, che ha visto il primo ministro Giorgia Meloni primeggiare nei summit mondiali ed oggi festeggia un deficit che per quest’anno andrà giù al 3%, battendo ogni più ottimistica previsione.
Il dato è stato sottolineato ieri dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti all’assemblea nazionale di Noi Moderati. «Abbiamo faticosamente accompagnato un percorso che ha l’ambizione di arrivare al 3% del deficit quest’anno – ha detto Giorgetti – non sappiamo se un pelo sopra o sotto, dipende da una serie di fattori dell’ultimo mese, per poi metterci in una traiettoria sostenibile gestendo e cercando di suturare alcune politiche molto dispendiose che graveranno sul debito anche nel 2026 e 2027, ma oggi ci presentiamo sui mercati con rinnovata credibilità».
Anche il pareggio, tre a tre, delle regionali 2025 può essere letto in chiave diversa, come ha dimostrato il sondaggista Antonio Noto rilevando le intenzioni di voto per le politiche dopo il turno di domenica scorsa. Nonostante le buone performance dei candidati locali, di centrosinistra, anche in Puglia e in Campania si registra una lieve flessione dello schieramento del centrosinistra/M5S ed un piccolo avanzamento del centrodestra.
Nelle intenzioni di voto per le politiche – rilevano i dati diffusi da Noto – le liste della maggioranza si attestano oggi al 50,5%, in crescita di mezzo punto rispetto al sondaggio effettuato poco prima delle ultime regionali. La coalizione guidata da Giorgia Meloni consolida così un vantaggio di otto punti sul campo largo, che si ferma al 42,5%.
Restano da affrontare alcuni nodi, due dei quali dovranno avere la priorità. Il primo riguarda il crollo delle percentuali di votanti, un astensionismo galoppante che domenica e lunedì scorsi ha fatto registrate il valore record del solo 43,64% di elettori che si sono recati alle urne, contro il 57,60% delle elezioni precedenti nelle stesse regioni.
Restituire credibilità al voto di opinione, alla consapevolezza dei cittadini che la loro partecipazione è utile, necessaria, indispensabile: questa la prima sfida che ci attende, tutti, nei prossimi due anni di legislatura.
L’altro nodo ha radici antiche e riguarda in modi diversi l’Europa intera. Parlo del calo delle nascite, lo stesso che qualche tempo fa aveva indotto perfino Elon Musk ad usare l’iperbole secondo cui “gli italiani spariranno”. Lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, intervenendo agli Stati generali della natalità, ha ricordato al governo che «il ruolo delle pubbliche istituzioni non è indifferente» e che il decremento delle nascite, particolarmente grave nelle isole, nelle aree interne e nei comuni periferici, «incide sui conti pubblici e sulla coesione».
Non possiamo che esaltare e rilanciare le parole di Mattarella: «in uno Stato democratico i temi della natalità sono espressione alta del dovere delle strutture pubbliche di porre i cittadini nella condizione di esprimere in piena libertà la loro vocazione alla genitorialità, nell’interesse del bene comune». E sappiamo che il governo è già al lavoro per affrontare questi due giganteschi temi.
Renato d’Andria





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