Non succedeva da 16 anni, ma oggi lo spread BTP/BUND segna il record di 70 punti base. L‘eccellente differenza di rendimento, a favore del nostro Paese, fra titoli di stato italiani e tedeschi, si deve alla stabilità del governo Meloni, alle promozioni delle agenzie di rating (a novembre  Moody’s promuove l’Italia da Baa3 a Baa2, ma ancor prima erano arrivate le valutazioni positive di Standard&Poors e di Fitch), alla migliore disciplina fiscale. Ottimo risultato, dunque, che pochi analisti avrebbero previsto solo un anno fa, quando il differenziale si attestava intorno ai 167 punti. Un percorso virtuoso costruito giorno dopo giorno. Era il 15 gennaio del 2023 quando Giorgia Meloni dichiarava, conti alla mano: «In cento giorni di governo lo spread è sceso di 60 punti».
Ora che ne siamo usciti fuori, possiamo anche ricordare quanto costò agli italiani lo spread alle stelle, a partire dalla crisi finanziaria del 2008 e per molti anni successivi. La data più nera fu quella del 9 novembre 2011, quando toccò la quota record di 574 punti base.

I mercati internazionali, insomma, oggi si fidano dell’Italia e della possibilità che sarà in grado di restituire il suo debito pubblico. Ciò significa pagare una quota molto più bassa di interessi e liberare quindi risorse per altri investimenti.

Buone notizie, quindi, per i risparmiatori: i Btp già emessi, beneficiando del miglioramento della percezione del rischio Italia da parte degli investitori internazionali, oggi valgono di più. E non è tutto. Secondo le previsioni degli analisti, il trend di restringimento dello spread potrebbe proseguire nei prossimi mesi, portando a un’ulteriore discesa dei rendimenti sui titoli decennali. Altro fattore positivo è l’inflazione, che in Italia si mantiene su livelli contenuti. Insomma i titoli di Stato italiani continueranno a offrire rendimenti reali positivi, rappresentando un’opzione interessante per chi cerca investimenti a basso rischio, con una remunerazione superiore al tasso di crescita dei prezzi.

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