
La Repubblica Srpska, entità federale serba della Bosnia Erzegovina, da fine novembre ha un nuovo presidente. E’ Siniša Karan (nella foto) eletto con il 50,9 per cento dei voti. Circa 1,2 milioni di elettori sono stati chiamati al voto. I candidati alla presidenza erano sei e il nuovo presidente resterà in carica per un anno, per completare il mandato del presidente dimissionario prima delle elezioni generali di ottobre del 2026. Karan è membro del partito dell’ultranazionalista Milorad Dodik, l’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (Snsd), molto spesso criticato per le sue politiche filorusse e separatiste da Sarajevo.
Una geografia assai complicata, come si vede, quella dei Paesi dell’ex Jugoslavia. E non meno complesse sono le dinamiche dei partiti, al punto da associare ad una forza ultranazionalista il termine di “Socialdemocratici indipendenti”.
Basti ricordare che nell’agosto scorso il tribunale locale aveva bandito Dodik dalla politica per sei anni e che lo stesso Dodik aveva evitato il carcere dimettendosi dalla carica di presidente della Repubblica Srpska e pagando una multa salata.
53 anni, nato nel villaggio di Grabovac, vicino a Beli Manastir, nella Repubblica Federale di Jugoslavia, oggi Croazia, Koran è un ex poliziotto, già comandante della stazione di polizia di Kupres, poi segretario del Ministero dell’Interno di Kupres e capo del Dipartimento Criminale del Centro di Sarajevo. Nel 2022 è stato nominato Ministro dell’Interno della Repubblica Serba.
L’Alleanza dei socialdemocratici indipendenti (SNSD) è stata fondata nel 1996 dal Gruppo dei Deputati Indipendenti. A fine anni ’90 l’SNSD era considerato un partito moderato, non nazionalista e multietnico. Ma dalla fine degli anni 2000 il partito ha gradualmente abbandonato la sua ideologia riformista mostrando una politica apertamente russofila una difesa più aggressiva del nazionalismo e del separatismo serbo, fino al punto che nel 2012 è stato espulso dall’Internazionale socialista per la sua linea nazionalista ed estremista.





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