«Lampedusa era la fotografia dell’ipocrisia che circolava sul tema dell’immigrazione. Un certo culturame immigrazionista era per le porte aperte a chiunque indiscriminatamente, ma dal molo in poi non era più un problema di nessuno, quindi i migranti venivano abbandonati a se stessi. Noi siamo ripartiti dall’accoglienza a Lampedusa». Non lascia spazio a dubbi o incertezze la fotografia, brutale ma vera, fatta dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi che, intervenendo alla festa di Atreju, ha evocato i 20 anni e passa di immigrazione selvaggia in Italia, prima che venissero varate norme sulla regolamentazione dell’assalto migratorio.

 

«La gestione del fenomeno migratorio – ha poi proseguito – continua a essere complessa perché i Paesi democratici, giustamente, in base ai principi che nascono dalla Convenzione di Ginevra, sono tenuti a dare ospitalità da chi scappa dalle guerre, da situazioni di persecuzione, ma nello stesso tempo sono tenuti a controllare pure i confini ma anche la difesa dei confini. L’evoluzione di queste due esigenze ha fatto sì che il controllo dei confini diventasse secondario».

Poi in Italia, ma anche nell’Unione Europea, qualcosa è cambiato.

Con i nuovi regolamenti UE «non assisteremo presumibilmente, almeno non dovremmo più assistere – puntualizza il capo del Viminale non senza una punta di amara ironia –  in maniera del tutto impunita a sentenze fantasiose, che in qualche modo riconosceranno l’esigenza di proteggere le persone anche magari per il fatto che queste dichiarano all’ingresso di essere preoccupate che il papà le ha sgridate in qualche modo, sto raccontando cose reali, e quindi hanno paura di ritornare indietro per non incorrere nei propri genitori».

 

Quindi la spiegazione su cosa e come cambierà. «Con questi regolamenti noi ci candidiamo realisticamente a fare in 28 giorni, un mese, quello che statisticamente avviene in anni. Già solo questo rende incomprensibile l’opposizione pregiudiziale di chi si oppone, perché noi non stiamo dicendo che mettiamo in discussione i canoni fondamentali del diritto d’asilo, ma diciamo è opportuno che le verifiche avvengano in tempi utili, per fare in modo che queste persone non utilizzino il nobile strumento del diritto d’asilo per fare in maniera strumentale ingresso nei paesi europei e poi confondersi».

Con i nuovi regolamenti UE «non assisteremo presumibilmente, almeno non dovremmo più assistere – puntualizza il capo del Viminale non senza una punta di amara ironia –  in maniera del tutto impunita a sentenze fantasiose, che in qualche modo riconosceranno l’esigenza di proteggere le persone anche magari per il fatto che queste dichiarano all’ingresso di essere preoccupate che il papà le ha sgridate in qualche modo, sto raccontando cose reali, e quindi hanno paura di ritornare indietro per non incorrere nei propri genitori».

 

Quindi la spiegazione su cosa e come cambierà. «Con questi regolamenti noi ci candidiamo realisticamente a fare in 28 giorni, un mese, quello che statisticamente avviene in anni. Già solo questo rende incomprensibile l’opposizione pregiudiziale di chi si oppone, perché noi non stiamo dicendo che mettiamo in discussione i canoni fondamentali del diritto d’asilo, ma diciamo è opportuno che le verifiche avvengano in tempi utili, per fare in modo che queste persone non utilizzino il nobile strumento del diritto d’asilo per fare in maniera strumentale ingresso nei paesi europei e poi confondersi».

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