
La Fondazione Gaetano Salvemini che edita L’Umanità, per sua natura d’ispirazione profondamente liberale, è evidentemente al fianco di quelle autorevoli personalità istituzionali, come la Fondazione Luigi Einaudi, che sostengono le ragioni del SI’ al Referendum sulla separazione delle carriere in magistratura.
Tuttavia, proprio il nostro spirito liberale ci induce ad ospitare anche posizioni diverse, come facciamo in questo articolo, offrendo una carrellata sulle ragioni delle due contrapposte posizioni.
Partiamo allora dai sostenitori del NO e, quindi, in primo luogo da quanto dichiarato qualche giorno fa dal presidente dell’ANM, Cesare Parodi. «Ho maturato un sensazione molto forte: sarà un referendum contro la magistratura – ha detto Parodi aprendo il comitato centrale – perché la mia osservazione sulla realtà di tutti i giorni, negli uffici, sulla stampa, sulle televisioni, fra le persone, mi porta purtroppo a questa conclusione, che è esattamente il contrario di quello che io auspicavo».
Poi citando recenti casi di cronaca, ad esempio quello dei bambini nel bosco, spiega: «nei prossimi tre mesi mi aspetto di tutto, mi stupisco che non sia ancora arrivato un attacco personale, ma non ho il minimo dubbio che arriverà: mi accuseranno di traffico di organi, di vendita di reliquie sacre, di avere brigato per ottenere il posto di procuratore generale della Cassazione. Non lo farà la politica, perché il lavoro sporco lo fa fare ad altri. Dobbiamo essere pronti a tutto».

Non meno dure le parole del segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari aprendo la conferenza stampa per la presentazione dei Cominati per il NO. «Siamo di fronte -ha detto Ferrari – ad un attacco all’indipendenza e all’autonomia della Magistratura, che non sono il privilegio di una casta, ma la garanzia che tutte le cittadine e tutti i cittadini siano davvero uguali davanti alla legge». «Fermare la legge Nordio – questo l’affondo di Ferrari – significa fermare questo disegno che mira a sovvertire la Costituzione e la nostra repubblica parlamentare».
Sul versante opposto di moltiplicano intanto in tutta Italia i Comitati per il SI’ alla riforma. Da Napoli arriva la testimonianza in presa diretta del penalista Gennaro De Falco.

«Sono stato alla presentazione del comitato Sì Separa che ha iniziato il suo viaggio a Napoli il 19 dicembre. Quello che mi ha colpito è stato in primo luogo l’eccezionale risalto ricevuto dall’iniziativa testimoniato dalla presenza di innumerevoli giornalisti ma anche dall’assoluta eterogeneità delle presenze. Si è andati da qualificati esponenti dell’avvocatura e dell’Accademia come il professor Vincenzo Maiello e l’avvocato Gian Domenico Caiazza, fino a Gaia Tortora ed Antonio Di Pietro che sui media ha fatto la parte del leone, all’ex senatore di Forza Italia Andrea Cangini a Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Einaudi, oltre al senatore Carlo Calenda».
«La ricchissima presenza del mondo liberale – aggiunge De Falco – è stata un catalizzatore di nuove esperienze, che mi paiono davvero promettenti. Altra consolante esperienza è stata constatare che in questo paese il mondo politico non è fatto solo di catapultati per caso e figli di, forze intelligenze e culture di governo ci sono e sono fertilissime». «Il SI’ – ha concluso il noto penalista – aggrega, aiuta a crescere, capire, riflettere, incontrarsi».
«Si vuole allarmare il cittadino – ha avvertito dal canto suo il penalista Gian Domenico Caiazza, a lungo presidente UCPI – con l’idea che la politica vuole controllare la magistratura per nascondere il vero problema che ha la magistratura rispetto a questa riforma: il sorteggio dei componenti nel CSM, che distrugge il potere delle correnti».





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