
«Sono profondamente preoccupato per il mancato rispetto delle regole del diritto internazionale in relazione all’azione militare del 3 gennaio». Comincia così la nota diffusa alle agenzie dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. La grave azione di Washington – ha aggiunto – potrebbe costituire un precedente per le future relazioni tra i Paesi. Guterres esprime forte sostegno alla sovranità del Venezuela e chiede alle Nazioni Unite, attraverso il suo inviato, di «andare oltre i commenti velati e le condanne».
Dal canto suo, l’ambasciatore venezuelano Samuel Moncada (nella foto) ha esortato il Consiglio di Sicurezza ONU a chiedere a Washington di rilasciare Maduro e sua moglie. «Se il rapimento di un capo di Stato, il bombardamento di un Paese sovrano e l’aperta minaccia di ulteriori azioni armate vengono tollerati o minimizzati, il messaggio inviato al mondo è devastante: ovvero che il diritto è facoltativo e che la forza è il vero arbitro delle relazioni internazionali», ha dichiarato Moncada. Gli altri Paesi – avverte Moncada – non possono permettersi di guardare altrove: «Accettare una logica del genere significherebbe aprire la porta a un mondo profondamente instabile».
Quanto all’Unione Europea, Paula Pinho, portavoce capo della Commissione, ha dichiarato ieri che «Nicolás Maduro era privo della legittimità di un leader democraticamente eletto e pertanto gli eventi del fine settimana offrono l’opportunità di una transizione democratica guidata dal popolo venezuelano», non senza ricordare, «questo stesso contesto, la necessità di rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite». Sostanzialmente dunque Pinho non ha preso posizione sulla legalità dell’intervento statunitense, ma ha tenuto a sottolineare «la possibilità che coloro che sono stati democraticamente eletti in Venezuela possano effettivamente governare il Paese», con un chiaro riferimento a González e Machado.





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